Visualizzazione post con etichetta Charles Baudelaire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Charles Baudelaire. Mostra tutti i post

domenica 5 marzo 2017

Ascolta, mia cara, ascolta la dolce notte in cammino

Lalla Romano, la roccia e l'aria

La scrittura di Lalla Romano, ha la semplicità, la casta semplicità che, come dice Benjamin, è "già la metà dell'arte di narrare": un'arte costituita da realtà, sogno e e silenzio. È una scrittura di tessitura omologa alla vita, ma più luminosa. Forse viene dal simbolismo e dall'impressionismo.

Entends, ma chère, entends, la douce Nuit qui marche.

È un'immagine di Baudelaire. Lalla Romano scrisse nella Giovinezza inventa d'essere rimasta incantata da questo verso, sentito a una lezione universitaria. Vi si parla della notte. Della dolce notte in cammino, di un'estasi in movimento. Vi si può trovare una profonda analogia con l'arte di Lalla Romano. Anche nella sua scrittura vi è il continuo spostarsi di un'estasi: variazioni della memoria come di una brezza.


Francesco Biamonti
Scritti e parlati
a cura di Gian Luca Picconi e Federica Cappelletti
prefazione di Sergio Givone
Einaudi 2008

sabato 20 luglio 2013

I profumi, i colori e i suoni si rispondevano

Arthur vive a Parigi con arido distacco. Nelle spelonche dove gli capita di abiatre scrive fino alle cinque del mattino, imbambolato d’assenzio. Così passa le notti nella mansarda di Rue Monsieur le Prince, sospesa sul giardino del liceo Saint-Louis. Davanti alla stretta finestra vibra una cortina di fronde, le cimase dei grandi platani. Tutti gli uccelli sui rami gridano insieme. Alle tre di notte la candela agonizza. Lavora alle sue visioni inimmaginabili. Sul foglio più che scrivere accorda ritmi, tra musica e pittura. Il linguaggio poetico deve coinvolgere tutti i sensi, l’anima per l’anima che riassume tutto: profumi, suoni, colori. Come Baudelaire. “I profumi, i colori e i suoni si rispondevano” è il distico che Arthur sceglie per la sua poesia Les Chercheurs de poux. Guarda gli alberi, il cielo sospeso all’ora indicibile vicina all’alba. Attraverso le alte finestre del liceo esplora le camerate, assolutamente sorde. E così ascolta l’intermittenza del brulichio sonoro delizioso delle carrette che trabalzano sul selciato dei viali. Fuma la pipa, sputando sulle tegole grigie. Accompagnato dallo scricchio da scarpe nuove della lunga scala di legno del caseggiato, alle cinque scende a comprarsi del pane. È l’ora in cui sfornano. Gli operai formicolano marciando ovunque. È anche l’ora, per lui, di ricominciare a stordirsi di vino. Rientra e si butta sul letto sfatto, proprio quando il primo sole, scaldandole, fa uscire gli onisco da sotto le tegole. Il primo mattino, in estate, e le sere di dicembre, ecco ciò che lo turba sempre.

Giuseppe Marcenaro
Una sconosciuta moralità
Quando Verlaine sparò a Rimbaud

Bompiani 2013

venerdì 5 aprile 2013

Il realismo è insufficiente è divenire poesia

Il sogno occupa gli spazi che dividono il poeta dalla bellezza: allaccia la natura con il sovrannaturale. Poeticamente, la verità non è il reale, la verità è il possibile. Il realismo, in quanto non rispetta che uno solo dei due termini entro cui vive l'atto poetico, è insufficiente a divenire poesia. 
Solo nel mare libero del possibile, dagli orizzonti decisi eppure eternamente variabili, dov'è sempre aleatoria e indeterminabile la guerra di conquista (Italiam fugientem, ma che non scappa più, quando il poeta conosce i poli, gli angoli, le direzioni, il preciso orientamento del suo sogno), l'immaginazione ha pieno diritto di esistenza. La fantasia, invece, occupa la terraferma, il dominio del reale, del certo e del solido.

Giovanni Macchia
Baudelaire e la poetica della malinconia
Edizioni Scientifiche italiane 1961