Visualizzazione post con etichetta forma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta forma. Mostra tutti i post

sabato 8 ottobre 2016

Tengo alla metrica, al ritmo della frase, alla cadenza della pagina, al suono delle parole

Senza fermarmi cioè senza mangiare e senza dormire. Non sentivo neanche la fame e il sonno. Mi tenevo su a sigarette, caffè, e basta. E qui devo fare una messa a punto. Devo dire che scrivere è una cosa molto seria per me. 
Non è un divertimento o uno svago o uno sfogo. Non lo è perché non dimentico mai che le cose scritte possono fare un gran bene ma anche un gran male, guarire oppure uccidere. Studia la Storia e vedrai che dietro ogni evento di Bene o di Male c'è uno scritto. Un libro, un articolo, un manifesto, una poesia, una preghiera, una canzone. (Un Inno di Mameli. Una Marsigliese. Uno Yankee Doodle Dandy. O peggio: una Bibbia, una Torah, un Corano, un Das Kapital). Così non scrivo mai alla svelta, cioè di getto. Sono uno scrittore lento, uno scrittore cauto. Sono anche uno scrittore incontentabile. Non assomiglio davvero a quelli che si compiacciono sempre del loro prodotto, manco urinassero ambrosia. In più ho o molte manie. Tengo alla metrica, al ritmo della frase, alla cadenza della pagina, al suono delle parole. E guai alle assonanze, alle rime, alle ripetizioni non volute. La forma mi preme quanto la sostanza. Penso che la forma sia un recipiente dentro il quale la sostanza si adagia come un vino dentro un bicchiere, e gestire questa simbiosi a volte mi blocca. Ora, invece, non mi bloccava per niente. Scrivevo alla svelta, di getto, senza curarmi delle assonanze, delle rime, delle ripetizioni perché la metrica cioè il ritmo fioriva da sé, e come non mai ricordando che le cose scritte possono guarire od uccidere. (Può giungere a tanto la passione?). 

Oriana Fallaci
La rabbia e l'orgoglio
Rizzoli 2001

venerdì 12 agosto 2016

nel sereno di una certezza: la luce

Non rifugiarti nell'ombra
di quel folto di verzura
come il falchetto che strapiomba
fulmineo nella caldura.

E ora di lasciare il canneto
stento che pare s'addonna
e di guardare le forme
della vita che si sgretola.

Ci muoviamo in un pulviscolo
madreperlaceo che vibra,
in un barbaglio che invischia
gli occhi e un poco ci sfibra.

Pure, lo senti, nel gioco d'aride onde
che impigra in quest'ora di disagio
non buttiamo già in un gorgo senza fondo
le nostre vite randage.

Come quella chiostra di rupi
che sembra sfilacciarsi
in ragnatele di nubi;
tali i nostri animi arsi

in cui l'illusione brucia
un fuoco pieno di cenere
si perdono nel sereno
di una certezza: la luce.

Eugenio Montale
Ossi di seppia
1925

venerdì 10 giugno 2016

stai ogni giorno dentro le parole, nella forma delle cose

Poiein

Tu sei di qui, di questo mondo
l’ombra delle tue dita si stampa
sul candido del foglio, la punta della penna;
stai dentro le parole, stai ogni giorno dentro le parole
nella forma delle cose mentre le si osserva
e ogni forma diventa una forma di tristezza
il tuo lungo ingresso alla cenere.

Rimetta a noi i nostri cieli la parola aggiustata,
un segnale nutrito dal lampo nel poco di nessun conto
nel conto dei giorni vissuti senza cura
e abbracci, ma senza abbagliare,
ogni minuto preso dal vento
e il presente di queste mani
come se fosse eterno.

Pierluigi Cappello
Azzurro elementare
Restare

Poesie 1992-2010
Rizzoli 2013

martedì 7 aprile 2015

Stein, Flaubert, Cézanne e l'arte della composizione

L'apprendistato di Gertrude si svolgeva la notte. Ad un tavolo rinascimentale robustamente intagliato, davanti a un ritratto di donna di Cézanne, appeso alla parete. A darle l'avvio, nel 1905, era stato Flaubert, di cui aveva letto i racconti, ricavandone tre indicazioni: analisi psicologica, lingua spoglia, scrupoloso realismo. Ed era stato anche Cézanne, il cui dipinto le aveva fornito una segreta chiave: 'Ogni cosa nella composizione, è importante quanto un'altra'. Fu una scoperta emozionante. Se prima aveva creduto che tutto dovesse essere subordinato a un centro, ora scopriva che 'ogni cosa conta quanto il tutto'. Si concentrò su questa scoperta, persuasa che fosse 'la prima volta in qualsiasi lingua che qualcuno usava l'idea di composizione in letteratura'.

Grazia Livi
Le lettere del mio nome
Gertrude Stein. L'unica
La Tartaruga 1991

mercoledì 23 ottobre 2013

Il poeta è persona dell'essenza delle cose

“Come, io poeta ovvero persona dell’essenza delle cose, potrei farmi sedurre dalla forma? Io sono sedotta dall’essenza, la forma arriverà da sola. 
E arriva… La forma richiesta dalla data situazione, accolta da me sillaba dopo sillaba… No, sono sedotta dall’essenza, poi incarno. Ecco il poeta. E incarno (qui è già questione di forma) il più possibile l’essenziale. L’essenza è appunto la forma – un bambino non può nascere altro! La graduale manifestazione degli elementi – ecco la crescita dell’uomo e la crescita dell’opera creativa”.
“Il poeta - da lontano comincia il discorso; del poeta – lontano porta il discorso”.


Marina Cvetaeva 
Poesie
parole citate nell'introduzione di Pietro A. Zveteremich
Feltrinelli 1998

martedì 28 maggio 2013

L'attimo

Un attimo di chiarezza dura così poco.
L'oscurità resta più a lungo. Vi sono
più oceani che terraferma. Più
ombra che forma.

Adam Zagajewski
Dalla vita degli oggetti
Poesie 1983-2005
a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

sabato 2 febbraio 2013

Scrivere muovendo dalle forme

Mi è accaduto di scrivere muovendo dalle forme e di passare dalle forme d'espressione alle cose, attraverso l'inclinazione suggerita dalla forma - inclinazione che si completa necessariamente e si trova una ragion d'essere - così come un uomo che, raccogliendosi fisicamente, facesse di sé un santuario, e questo sacrum secernesse un dio.

È un buon esercizio, la meno ingenua delle occupazioni.

Paul Valery 
Diari I 
traduzione di Ruggero Guarini
Adelphi 1985

venerdì 7 settembre 2012

L'inconscio è eterna creatività di forme

L'inconscio è eterna creatività di forme.

Friedrich Nietzsche

sabato 16 giugno 2012

La poesia non si interessa alla forma del mondo in sè

La poesia non si interessa alla forma del mondo in sé, ma al mondo che questo universo diventerà. La poesia parla solo di presenze - o di assenze.


Yves Bonnefoy


Citato da Paul Auster 
L'arte della fame 
Incontri, Letture, Scoperte, saggi di poesia e letteratura
Einaudi 2002
traduzione di Massimo Bocchiola

venerdì 15 giugno 2012

Tradurre poesia

Tradurre poesia è, nel migliore dei casi, un'arte dell'approssimazione, e non esistono regole fisse per stabilire che cosa funziona e che cosa non funziona affatto. E' in buona parte questione d'istinto, di orecchio e di buon senso. Tra una scelta letterale e una più poetica, non ho mai esitato a preferire la seconda. Mi sembrava più importante dare ai lettori che non conoscono il francese una vera idea di ogni testo come componimento poetico, che affannarmi in favore di un'aderenza parola-per-parola. Una poesia si esperisce non solo per ciascuno dei vocaboli che contiene, ma nelle interazioni fra loro - la musica, i silenzi, le forme - e se al lettore non si fornisce l'occasione di entrare nella totalità di questa esperienza, resterà escluso dallo spirito dell'originale. Ecco perché ritengo che le poesie debbano essere tradotte dai poeti.


Paul Auster 
L'arte della fame 
Incontri, Letture, Scoperte, saggi di poesia e letteratura
Einaudi 2002
traduzione di Massimo Bocchiola