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martedì 10 maggio 2016

Nel cielo turchino la promessa di un lungo meriggio, di un giorno infinito

Mattina a Vicenza
In memoria di Iosif Brodskij e Krzysztof Kieslowski 

Il sole era così fragile, così giovane,
che un po’ temevamo per lui; un gesto distratto
poteva scalfirlo, persino un grido se qualcuno avesse 
gridato poteva minacciarlo; solo alle rondini in volo
dalle ali temprate, come fuse in uno stampo di ghisa,
era concesso stridere forte, poiché la loro infanzia
era stata breve, colma d’affanno, in nidi d’argilla,
insieme ai fratelli, minuscoli, folli pianeti,
neri come more silvestri.
Nel piccolo caffè un cameriere assonnato sotto i suoi occhi
confluivano le ultime ombre della notte cercava spiccioli
in una tasca fonda, e il caffè profumava solenne
d’inchiostro di stampa, di dolcezza, d’Arabia. Nel cielo turchino
la promessa di un lungo meriggio, di un giorno infinito.
Ti guardavo come se fosse la prima volta.
Persino le colonne del Palladio
parevano sorte in quell'istante, emerse dalle onde dell’alba
come Venere, la tua sorella maggiore.
Iniziare di nuovo, contare le perdite, contare i caduti,
iniziare un nuovo giorno, anche se non ci siete più, tu,
che due volte abbiamo seppellito e pianto
hai vissuto due volte più degli altri, in due continenti,
in due lingue, nella realtà e nella fantasia –, e tu, dal viso affilato,
e dallo sguardo che ingrandiva oggetti e cuori (sempre troppo minuscoli).
Non ci siete e per questo noi ora condurremo una duplice vita,
nella luce come nell'ombra, nell'abbagliante sole del giorno
e nel freddo dei corridoi di pietra, nel lutto e nella gioia.


Adam Zagajewski
Dalla vita degli oggetti 
a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

venerdì 5 aprile 2013

Il realismo è insufficiente è divenire poesia

Il sogno occupa gli spazi che dividono il poeta dalla bellezza: allaccia la natura con il sovrannaturale. Poeticamente, la verità non è il reale, la verità è il possibile. Il realismo, in quanto non rispetta che uno solo dei due termini entro cui vive l'atto poetico, è insufficiente a divenire poesia. 
Solo nel mare libero del possibile, dagli orizzonti decisi eppure eternamente variabili, dov'è sempre aleatoria e indeterminabile la guerra di conquista (Italiam fugientem, ma che non scappa più, quando il poeta conosce i poli, gli angoli, le direzioni, il preciso orientamento del suo sogno), l'immaginazione ha pieno diritto di esistenza. La fantasia, invece, occupa la terraferma, il dominio del reale, del certo e del solido.

Giovanni Macchia
Baudelaire e la poetica della malinconia
Edizioni Scientifiche italiane 1961