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venerdì 23 settembre 2016

la scrittura immersa in una luce solare

A me e a Pavese, Calvino portava da leggere i suoi racconti.
Erano scritti a mano, in una calligrafìa minuta, arrotondata e fitta di cancellature. Ci sembravano molto belli. Vi si scorgevano paesaggi festosi, immersi in una luce solare; a volte le vicende erano vicende di guerra, di morte e di sangue, ma nulla sembrava offuscare l’alta luce del giorno; e non
un’ombra scendeva mai su quei boschi verdi, frondosi, popolati di ragazzi, di animali e di uccelli. Il suo stile era, fin dall'inizio, lineare e limpido; divenne più tardi, nel corso degli anni, un puro cristallo. In quello stile fresco e trasparente, la realtà appariva screziata, variegata, e colorata di mille colori; e sembrava un miracolo quella festosità, quella luce solare, in un’epoca in cui lo scrivere era abitualmente severo, accigliato e parsimonioso e nel mondo che tentavamo di raccontare non regnava che nebbia, pioggia e cenere.

Natalia Ginzburg ricorda Italo Calvino
L'Indice dei Libri del Mese
settembre - ottobre 1985

domenica 19 luglio 2015

A dieci anni sapevo di essere una scrittrice e scrivevo dentro di me per intero

Il mio mestiere è scrivere delle storie, cose inventate o cose che ricordo della mia vita ma comunque storie, cose dove non c'entra la cultura ma soltanto la memoria e la fantasia. Questo è il mio mestiere, e io lo farò fino alla morte. Sono molto contenta di questo mestiere e non lo cambierei per niente al mondo. Ho capito che era il mio mestiere molto tempo fa. Tra i cinque e i dieci anni ne dubitavo ancora, e un po' mi immaginavo di poter dipingere, un po' di conquistare dei paesi a cavallo e un po' d'inventare delle nuove macchine molto importanti. Ma dopo i dieci anni l'ho saputo sempre, e mi sono arrabattata come potevo con romanzi e poesie. Ho ancora quelle poesie. Le prime sono goffe e coi versi sbagliati, ma abbastanza divertenti: e invece a mano a mano che passava il tempo facevo delle poesie sempre meno goffe ma sempre più noiose e idiote. Io però non lo sapevo e mi vergognavo delle poesie goffe, e invece quelle non
tanto goffe e idiote mi sembravano molto belle, pensavo sempre che un giorno o
l'altro qualche poeta famoso le avrebbe scoperte e le avrebbe fatte pubblicare e
avrebbe scritto dei lunghi articoli su di me, m'immaginavo parole e frasi di quegli articoli e li scrivevo dentro di me per intero. 

Natalia Ginzburg
Le piccole virtù
Einaudi 1962

giovedì 13 giugno 2013

Il mio mestiere è quello di scrivere

Il mio mestiere è quello di scrivere e io lo so bene e da molto tempo. 
Spero di non essere fraintesa: sul valore di quel che posso scrivere non so nulla. 
So che scrivere è il mio mestiere. 
Quando mi metto a scrivere, mi sento straordinariamente a mio agio e mi muovo in un elemento che mi par di conoscere straordinariamente bene: adopero degli strumenti che mi sono noti e familiari e li sento ben fermi nelle mie mani.

Natalia Ginzburg
Le piccole virtù
Einaudi 1962

sabato 8 dicembre 2012

Scrivere è ignorare le circostanze presenti della propria vita

Nel momento in cui uno scrive è miracolosamente spinto a ignorare le circostanze presenti della sua propria vita. Certo è così. Ma l'essere felici o infelici ci porta a scrivere in un modo o in un altro. Quando siamo felici, la nostra fantasia ha più forza; quando siamo infelici, agisce allora più vivacemente la nostra memoria.

Natalia Ginzburg

giovedì 20 settembre 2012

Scrivere per scrivere

Scrissi questo racconto per essere un po' meno infelice. Sbagliavo. Non dobbiamo mai cercare, nello scrivere, una consolazione. Non dobbiamo avere uno scopo. Se c'è una cosa sicura è che è necessario scrivere senza nessuno scopo.

Natalia Ginzburg
dalla prefazione a Cinque romanzi brevi e altri racconti
Einaudi 2005