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sabato 25 luglio 2015

pioggia amica leggera, tu cammini dolente e lenta

Tu pioggia amica leggera tu cammini dolente tu cammini dolente e lenta e scendi i tetti per soccorrere.
Le acque scorrono con appena un suono.

Amelia Rosselli
Prime prose italiane
1954

venerdì 16 gennaio 2015

Eppure eccomi qua, a scrivere versi

Mio angelo, io non seppi mai quale angelo
fosti, o per quali vie storte ti amai
o venerai, tu che scendendo ogni gradino
sembravi salirli, frustarmi, mostrarmi
una via tutta perduta alla ragione, quando
facesti al caso quel che esso riprometteva,
cioè mi lasciasti.

Non seppi nemmeno perché tra tanti chiarori
eccitati dell’intelletto in pena, vi
furono così sotterranee evoluzioni d’un
accordarsi al mio, al vostro e tuo bisogno
d’una sterilità completa.

Eppure eccomi qua, a scrivere versi,
come se fosse non del tutto astratto
alla mia ricerca d’un enciclopedico
capire quasi tutto a me offerto senza
lo spazio di una volontà di ferro a controllare
quel poco del tutto così mal offerto.

Amelia Rosselli
Documento (1966-1973)
Garzanti 1976

mercoledì 7 gennaio 2015

Oh potessi avere la leggerezza della prosa

La notte era una splendida canna di giunco

La notte era una splendida canna di giunco
i suoi provvisori accecamenti erano di giunco
i suoi averi scappavano dalle mie mani
le sue filantropie erano di giunco.
Oh potessi avere la leggerezza della prosa
o di quel inverno che fu così ben racchiuso
fra i tetti impiantati: questa strada d'inverno
è come se qualcuno l'avesse saccheggiata.
Oh potessi realizzare le rissa degli angioli
indovinati fra le colonne vertebrate, così
come la strada precipita senza segno, senso
per un vuoto putiferio per un mistico
soliloquio.


Amelia Rosselli
Documento
Garzanti 1976

mercoledì 8 ottobre 2014

Vince il peso degli oggetti

C’è come un dolore nella stanza

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.
C’è come un rosso nell'albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Amelia Rosselli
Documento
1976
traduzione di Peter Robinson con Emmanuela Tandello
dal sito di Nuovi Argomenti
*
There’s like a pain in the room, and
it’s overcome in part: but the weight
of objects wins, their significance
weight and loss.
There’s like a red in the tree, but it’s
the orange of the lamp-base bought
in places I don’t want to remember
because even they weigh.
Like nothing I can know of your hunger
precise in their will
are the stylized fountains
for men separated by oblique noise
a reversal of fate could indeed take place.


lunedì 11 febbraio 2013

Parole

Parole

Asce
Sotto i cui colpi il legno risuona,
E gli echi!
Echi fuggenti Via come cavalli dal centro.

La linfa,
Sgorga come lacrime, come
L'acqua che si sforza
Di ristabilire il suo specchio
Sulla roccia

Che ruota e digrada.
Un teschio bianco
Mangiato da erbe selvatiche.
Dopo anni
Le incontro per strada.

Parole secche e senza cavaliere
Colpi instancabili di zoccolo
Mentre
Dal fondo dello stagno, stelle fisse
Regolano una vita.
1 febbraio 1963

Sylvia Plath
dalla raccolta Le muse inquietanti
traduzione di Gabriella Morisco e Amelia Rosselli
Mondadori 1985

Cambiare la prosa del mondo

Cambiare la prosa del mondo,
il suo orologio intatto,
quel nostro incorniciare le giostre
faticose di baci.

Hai inventato di nuovo la luna,
è una povera isola
ti chiama con contingenza disperata
imbastardita dalle lunghe cene.

Amelia Rosselli
Antologia poetica
Garzanti 1987 

Per un nuovo inverno


Diciassette anni fa Amelia Rosselli scelse di morire.
Questa poesia meravigliosa a lei dedicata è di Antonella Anedda



nella morte di A.R
Se non fosse che questo: giungere a un luogo
esattamente pronunciarne il nome, essere a casa.
Felice inverno adesso che il nuovo inverno è passato
da un inizio per noi ancora senza nome
non diverso dal varco estivo di reti
forse, un cerchio debole di lumi.
Intorno, solo piante
che non avresti fatto in tempo a scansare
acqua soffiata sulle pietre - grandine
che mai sapremo se è arrivata col suono
che faceva sui tetti là nel tuo tempo
nella bianca, umana pulizia dei bagni.
Finora solo passi recisi
che forse ascolti con ardente silenzio
e aria tra gli aranci mossi piano dai vivi.

Vedi qui nulla per la prima volta si perde.
Stamattina hanno battuto la terra
fredda - colma della gioia dell'acqua
ha dimenticato per te
la sbarra della sedia, la nuca rovesciata
il vento del cortile.
Così felice notte ora che di nuovo è notte
e non è vero che il gelo resti
e abbassi piano il pensiero
forse uno scatto invece schiude qualcosa in alto
molto in alto
una nota
oltre il becco oltre gli occhi lucenti di un uccello
una scheggia di collina - quella laggiù
serrata al tetto verde-bronzo della chiesa.
Felice notte a te
per sempre priva di abisso, una steppa dell'anima-sommessa
dove l'ulivo si piega senza suono
Gerusalemme della quiete
della quiete e del tronco che cerchia e incide la morte
che la succhia nel vuoto e nel vuoto la getta
e la macera piano.

Non ho voce, né canto
ma una lingua intrecciata di paglia
una lingua di corda e sale chiuso nel pugno
e fitto in ogni fessura
nel cancello di casa che batte sul tumulo duro dell'alba
dal buio al buio
per chi resta, per chi ruota.


Notti di pace occidentale
Donzelli editore 1999