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giovedì 15 ottobre 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/221: la pioggia infiamma quel suono di foglie che ci manca tutto l'inverno

 


Poi arriva la pioggia che scende sul mondo e copre le foglie morte e quelle che ancora resistono sui rami.

Oggi è una tipica giornata d’autunno milanese con poca luce e un grande silenzio. Forse perché stiamo aspettando il grande disastro e stiamo rintanati in casa, chi fa un lavoro che lo consente, e guardiamo fuori dalla finestra.

Sembra di avere sognato tutto, non solo l’estate appena finita, ma proprio tutta la vita di prima. I ricordi sembrano sbiaditi, ma sono davvero ricordi o solo sogni smarriti?

Così decido di contrastare tutto questo grigio intorno con dei fiori addomesticati: un ciclamino rosso e un’orchidea bianca.

L’occhio viene rapito subito da questi colori che sono circondati dal verde intenso delle foglie. La vita immobile e silenziosa delle piante accompagna la mia vita quotidiana, qui nella città silenziosa. Così replico anche nella Casa delle Parole e spedisco fiori a tutti gli abitanti e anche alle tre sorelle e al misterioso architetto.

Vado a camminare in riva al mare, sotto la pioggia battente. Lascio che l’acqua mi impregni i vestiti e i capelli. Guardo le onde piccole e mi rendo conto che anche sotto questa pioggia, la mia invincibile estate interiore continua a fiammeggiare.

Sulla via del ritorno incrocio la volpe fiammeggiante quanto il mio essere. Mi guarda e sembra che mi sorrida. Mi accompagna fino a casa e poi corre incontro al puledro che è ormai un giovane e magnifico cavallo. Dietro di loro appaiono i due lupi che da tanto non vedevo, anche loro sorridono.

Oggi sono indifferente alla pioggia, aspetterò che il sole ritorni, sognerò il cielo azzurro e solcato da nuvole bianche e leggere. Resisterò alla mancanza del rumore delle foglie nel vento.

 

E rileggo una poesia molto amata:

 

Il peso delle arance


Abito orti importanti.

(...) dagli altri dormo male

e la mia stessa vita non mi è vicina.

 

Osip Mandel'štam

 

La mia tazza ha lo stesso colore sabbioso del pane.
La pioggia ha il colore dell'edificio attraverso la strada,
ha strappato dalie rosse
e rovinato un libro appoggiato al davanzale.

La pioggia articola la pelle di tutte le cose,

rosa di mattoni dal fuoco che li ha cotti,
foglie verde lucertola,
le lingue arricciate delle pigne.
È accurato il modo in cui non siamo mai,
tirando fuori il meglio
senza cambiare una sola cosa.
La pioggia che rende umidi i letti,
la nostra stanza una caverna la mattina,
una tenda nel tardo pomeriggio,
infiamma quel suono di foglie che ci manca tutto l'inverno.
 


Ma il rumore di tutte le foglie che sono state, vive nella memoria e anticipa il rumore delle foglie che saranno a primavera.

Questa cronaca 221 è piovosa quanto il cielo, ma la poesia e le prime arance profumano tutta l’aria intorno. Oggi è il quindicesimo giorno del mese di ottobre dell’anno senza Carnevale. La poesia è di Anne Michaels, tratta da Quello che la luce insegna, traduzione e cura di Francesca Romana Paci, Giunti 2000. Di seguito la versione originale.



The Weight of Oranges

My cup’s the same sand colour as bread.
Rain’s the same colour of a building across the street,
its torn red dahlias
and ruined a book propped on the sill.

Rain articulates the skins of everything,
pink of bricks from the fire they baked in,
lizard green leaves,
the wrinkled tongues of pine cones.
It’s accurate the way we never are,
bringing out what’s best
without changing a thing.
Rain that makes beds damp,
our room a cave in the morning,
a tent in late afternoon,
ignites the sound of leaves we miss all winter.


venerdì 1 maggio 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/54: la rosa sapiente e profumata


Se aprile era ed è rimasto il mese crudele, maggio è da sempre il mese delle rose e della piena fioritura.

Fioriscono non solo le rose in maggio, ma anche i pioppi, tutta la città ne resta avvolta e nel pioppeto della mia infanzia è come camminare in una nuvola.

Oppure come camminare sotto la neve e trovarsi allo stesso tempo in quella passeggiata e in un ricordo come scrive Göran Tunström ne L'oratorio di Natale:

"La neve mi costringeva a socchiudere gli occhi e mi serrai più stretto il collo del cappotto, mi feci un’insenatura di calma all'interno della stoffa e mi ritrovai nel confuso labirinto del mio proprio tempo, mentre procedevo per quella via in cui, una volta, avevo dato il nome a tante cose. Camminavo con il mio passo da adulto e contemporaneamente, con un’altra parte di me, avevo tre anni. La mano che stringeva la borsa teneva al tempo stesso la mano di mia madre, indicava un cono gelato, si liberava da una mischia in Grecia, seguiva le meraviglie di una partitura. Ogni azione del passato generava mille altre possibilità, scorreva a rivoli verso suoi propri futuri. Ed essi proseguono, sempre più numerosi, nelle terre vergini della coscienza, ombre che t’inseguono e vengono inseguite. Non c’è mai requie".

Neve, nuvola, pioppo, coscienza, Grecia, passato, futuro.

Stabilisco una connessione tra queste parole, so che ciascuna ha per me un senso profondo che le nutre, le avvolge, le consuma e le rigenera.
Non tutte le parole di uso comune sono idonee a entrare nella misteriosa tessitura di una poesia. Alcune, anche se banali, possiedono, invece quell’aura che le destina a entrare in un verso, a diventare parte della trama, dell’ordito o del telaio.
Rileggo ad alta voce, a beneficio dei lupi soprattutto, queste poche parole che si affollano sotto le mie dita laboriose.
Tendo un filo e leggo il nome, è la Grecia che mi chiama, la Grecia del poeta più reale di cui io abbia mai letto anche se esiste solo grazie alla penna di Anne Michaels nel romanzo In fuga.
Così Jakob Beer, scampato allo sterminio della sua famiglia da parte dei nazisti, rinasce grazie al soldato greco Athos.
Il tempo è una guida cieca.
Figlio della palude, nacqui dalle strade fangose della città sommersa. Per più di mille anni, soltanto i pesci avevano passeggiato sui marciapiedi di legno di Biskupin. Le case, costruite rivolte verso il sole, furono allagate dalla limacciosa oscurità del fiume Gasawka. I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo; ninfee, giunchi, stramonio.
Nessuno nasce una volta sola. Chi è fortunato, vedrà di nuovo la luce tra le braccia di qualcuno; oppure, se sfortunato, si sveglierà quando la lunga coda del terrore sfiorerà l'interno del suo cranio”.
Vita e morte, morire e rinascere, come una stagione, come una rosa, come le onde del mare che ci consolano soprattutto quando possiamo guardarle e ascoltarle al mattino.
Questo lungo e per molti insopportabile isolamento che ancora non è finito, anche se è maggio e le rose sono sbocciate, forse ha dato modo di ricordare, a chi lo aveva dimenticato, che vita e morte sono gli estremi di un cerchio di cui non conosciamo né diametro né circonferenza.
Taluni scivolano giù dalla circonferenza e neanche se ne accorgono, altri scivolano avanti e indietro sempre nello stesso semicerchio, altri scoprono la scorciatoia del raggio per arrivare al centro, ma se non hai compiuto tutto il periplo neanche il centro ha più senso.
In questo cammino di senso che è la vita siamo accompagnati dai linguaggi, non dalla sola lingua materna, ma dalle lingue che impariamo via via che il mondo ci offre i suoi frutti, conoscete quel lampo, quella folgorazione di parlare e pensare in una lingua che non avete respirato in braccio a vostra madre?
Così le parole, ogni parola, rivelano che sotto l’involucro scintillante in cui crediamo di averle riconosciute, si celano involucri di senso e rimandi alla stessa cosa o pensiero designato da una parola sorella.
Per questo motivo ci dice ancora Anne Michaels, che cita un detto ebraico:
“Tieni un libro in mano e sei un pellegrino alle porte di una città nuova”.

E la città nuova, dove le parole risplendono in cesti di alabastro è una città ancora più ricca se ci si ferma a contemplare le parole, a cercarne i sensi nascosti, a trattarle come se ciascuna fosse insostituibile.
“L'amore ti fa vedere un posto in modo diverso, così come si maneggia in modo diverso un oggetto che appartiene a una persona amata. Se si conosce bene un paesaggio, si guarderanno tutti gli altri paesaggi in modo diverso. E se si impara ad amare un posto, a volte si può anche imparare ad amarne un altro”, scrive ancora Anne Michaels e amore e parola sono, come già scrivevo, fili della stessa tessitura.
Ogni parola porta in sé le sedimentazioni geologiche della lingua, il peso dei secoli, la voce di chi le ha pronunciate e di chi le ha scritte.
Ogni parola è un neurone di un cervello vasto quanto tutti gli universi che riusciamo a immaginare. Quanti dendriti, assoni e sinapsi per ogni parola?
Ogni parola è circondata da una ragnatela di legami e senso che la congiunge a ogni altra parola che sconfina da qui alla Biblioteca di Borges.
Come fare per non perdere anche la più piccola sfumatura?
Mi affido come sempre alla poesia e alla sapienza intrinseca che la sostiene.
Il re ha capito, si alza dal suo sofà accanto al fuoco e prendo dal leggio un libro monumentale che sembra crescere mano a mano che si avvicina al mio tavolo ricoperto di carte e appunti.
Leggi, mi chiede, leggi a voce bassa solo per me, perché non ci sia questa sera altro mondo fuori dalle tue parole.


La rosa sapiente e profumata
  
Quella rosa, quella non un’altra
perfetta sull'orlo della sparizione
dove l’ultimo petalo esita a
proclamare la propria fioritura.
È quella la rosa che ha scolpito
il fondo della pupilla, immagine
pietrosa incisa in un occhio
che non sa il fondo perché
dentro l’abisso vive. Quello
è l’occhio scolpito, quella
vi dico, proprio quella rosa
aulentissima e perfetta, oh
mia mistica visione che a ogni
cosa doni il profilo di una
rosa. Quella rosa, quella
non un’altra. Dolorosa,
sapiente e profumata, mai
nata nel maggio odoroso.

Elena Petrassi

Figure del silenzio
Atì Editore 2010

mercoledì 29 aprile 2020

Cronache dall'anno senza Carnevale/52: anche la pioggia crea la sua notte


Come affrontare la pioggia? Come affrontare uno scroscio? Come affrontare un’intera giornata o la notte che viene, sotto l’acqua?

Il tempo in cui la pioggia si manifesta non è indifferente, ci spinge alla fuga o al gioco, alla contemplazione o al rifugio nel profondo di noi stessi.

Il re è uscito a passeggiare nei campi in compagnia dei lupi anche se il cielo striato di grigio preannunciava l’arrivo di una pioggia sottile.

Così è stato e questa pioggia di primavera, che evapora non appena tocca il suolo, invita alla corsa e al gioco come stanno facendo i lupi e il re.

Quando corriamo, saltiamo, ci rotoliamo nei prati, la nostra età anagrafica sparisce e i bambini e i lupacchiotti che siamo stati, riprendono la scena e giocano, giocano come se non ci fosse nient’altro che importa al mondo.

Diverso è decidere di camminare sotto lo scroscio di un temporale estivo. Lo avete mai fatto? Io sì, quando ero adolescente, e una parte di me continua a essere adolescente, quando lo stupore del mondo è tutt'uno con il nostro spirito e i nostri desideri.

L’adolescenza è una terra di nessuno attraversata da fulmini e scrosci di pioggia improvvisa.

In quell'ormai remoto pomeriggio di agosto un temporale minaccioso, così com'erano i temporali di un tempo, aveva oscurato il cielo e allagato le strade.

Nelle estati della mia adolescenza ho lavorato nel palazzo di Via Manzoni 31 a Milano dove ora c’è l’hotel Armani e che all'epoca era un palazzo di uffici.

Nonostante la pioggia avevo continuato a camminare a piedi attraversando il centro sino ad arrivare in piazza Castello. Pioveva talmente tanto che facevo fatica a respirare, ma la sensazione della pioggia che si infrangeva sulla pelle nuda delle braccia e delle gambe, mi basta chiudere gli occhi per sentirla ancora. Quando sono scesa in metropolitana, uno strascico di acqua sgocciolava dai vestiti che mi si erano appiccicati addosso e dai capelli lunghissimi e tutti arruffati. Mi ero guardata per un attimo nel riflesso dei finestrini e avevo intravisto una giovane e bella ragazza dall'aria fiera e selvaggia in compagnia di una lupa altrettanto arruffata e giovane.

I temporali estivi è bello viverli anche da una finestra o dal divano e sentire le gocce che battono sui vetri, si infrangono sulle foglie e poi scivolano verso la terra.

Ho un ricordo vivido di un temporale che aveva avvolto un albero di fico maestoso il cui profumo invadeva l’aria del giardino per diversi mesi ogni anno.

Quando la pioggia iniziava a diminuire pareva di poter contare ogni goccia e di accompagnarla nel nuovo regno sotterraneo che la stava aspettando.

Man mano che il rumore scemava, un sonno come di fiaba prendeva il sopravvento e potevo addormentarmi certa che solo sogni di carta di riso mi avrebbero visitata.

Di notte, invece, la pioggia può essere foriera di accese nostalgie, soprattutto se siamo soli, soprattutto se cerchiamo la presenza di qualcuno che amiamo e che non è con noi.

Ma ora non è ancora notte, il re è fuori nella brughiera ai piedi delle Montagne della Nebbia e i lupi non lo lasceranno solo.

Posso sedermi al mio tavolo e iniziare a scrivere una nuova Cronaca.

Anche il congedo di oggi è poetico e molto piovoso. I versi, della superlativa scrittrice e poetessa canadese Anne Michaels, sono tradotti da Francesca Romana Paci e tratti dal volume Quello che la luce insegna.


La pioggia crea la sua notte


La pioggia crea la sua notte, lunghe mattinate con le lampade
    accese.
Erba lunga di spiaggia incollata al pavimento vicino alle tue
    scarpe,
polline della scorsa estate si alza da zanzariere bagnate.

Questo è ordine, questi cumuli che riempiono spiazzi fra noi,

indumenti aggrappati alle sedie, le tue scarpe in un guscio
   di fango.

La pioggia forte ha un odore come se venisse dalla terra.

La luce umana dentro le nostre finestre, calma aranciata
di stanze viste dall'esterno. Il posto dove ci diamo da soli,
dandoci al sonno. Circondati dalla garanzia verde di una foresta,
dal tulle di ferro di cielo e mare,
mentre la notte, la pioggia, fila giù attraverso gli alberi.



Rain Makes Its Own Night


Rain makes its own night, long mornings with the lamp left
on.
Lean bean grass sticks to the floor near your shoes,
last summer’s pollen rises from damp metal screens.

This is order, this clutter that fills clearings between us,
clothes clinging to chairs, your shoes in a muddy grip.

The hard rain smells like it comes from the earth.
the human light in our windows, the orange stillness
of rooms seen from outside. The place we fall to alone,
falling to sleep. Surrounded by a forest’s green assurance,
the iron gauze of sky and sea,
while night, the rain, pulls itself down through the trees.

domenica 23 dicembre 2018

quel suono di foglie che ci manca tutto l'inverno

Il peso delle arance


Abito orti importanti.
(...) dagli altri dormo male
e la mia stessa vita non mi è vicina.

Osip Mandel'štam





La mia tazza ha lo stesso colore sabbioso del pane.
La pioggia ha il colore dell'edificio attraverso la strada,
ha strappato dalie rosse
e rovinato un libro appoggiato al davanzale.

La pioggia articolo la pelle di tutte le cose,
rosa di mattoni dal fuoco che li ha cotti,
foglie verde lucertola,
le lingue arricciate delle pigne.
È accurato il modo in cui non siamo mai,
tirando fuori il meglio
senza cambiare una sola cosa.
La pioggia che rende umidi i letti,
la nostra stanza una caverna la mattina,
una tenda nel tardo pomeriggio,
infiamma quel suono di foglie che ci manca tutto l'inverno.

Anne Michaels
Quello che la luce insegna
traduzione e cura di Francesca Romana Paci
Giunti 2000


The Weight of Oranges

My cup’s the same sand colour as bread.
Rain’s the same colour of a building across the street,
its torn red dahlias
and ruined a book propped on the sill.

Rain articulates the skins of everything,
pink of bricks from the fire they baked in,
lizard green leaves,
the wrinkled tongues of pine cones.
It’s accurate the way we never are,
bringing out what’s best
without changing a thing.
Rain that makes beds damp,
our room a cave in the morning,
a tent in late afternoon,
ignites the sound of leaves we miss all winter.

domenica 4 giugno 2017

Una biografia del desiderio e della nostalgia

L'ombra del passato è formata da tutto quello che non è mai successo. Invisibile squaglia il presente come la pioggia col calcare. Una biografia del desiderio de della nostalgia. Ci guida come un campo magnetico, una forza che che torce lo spirito. È per questo che si resta turbati per un odore, una parola, un posto, per la fotografia di un anno montagna di scarpe. Per l'amore che chiude la bocca prima di gridare un nome.
Non ho assistito ai fatti salienti della mia vita. La parte più intima della mia storia deve essere raccontata da un cieco, un prigioniero del rumore. Da dietro un muro, da sotto terra. Dall'angolo di una casupola su un'isoletta che sporge come un osso dalla pelle del mare.

Anna Michaels 
In fuga
Traduzione di Roberto Serrai
Giunti 1998

martedì 14 febbraio 2017

una nostalgia che sia come un luogo aperto

Mantenere il legame con i luoghi e le persone perdute per sempre, sperimentare una nostalgia che sia come “un luogo aperto”. Il piccolo ebreo Jakob resta per tutta la vita un sopravvissuto ma riesce, nello scambio lento e tenace tra la propria lingua e quella di Athos, nella messa in comune dei ricordi e dei luoghi amati, a concedersi una “seconda storia”: diventando poeta, lascia che la nostalgia sia una fonte creativa, non una prigione.
La nostalgia, che Anne Michaels chiama longing, è mancanza che si fa desiderio, tensione verso l’Altro, sia persona, animale, o pietra: il mondo è un sistema complesso di inter-relazioni, di correnti affettive, di materialità che tramite corrispondenze e attriti sono in continua metamorfosi. Metamorfosi del linguaggio e della materia, comprensione attraverso i corpi per la rigenerazione dei sentimenti.
Per questo, i suoi personaggi ‘capiscono’ con il corpo, e alcuni di loro sanno come restituire sensibilità ai corpi dolenti, come nutrirli di cibo, tatto, bellezza, di memorie perdute. Questi agenti di guarigione sono sia donne che uomini, e la capacità di nutrimento e accudimento, l’ancoraggio vitale a una funzione materna, appartengono ad Athos come a Lucjan, un artista polacco che in La cripta d’inverno riesce a curare la protagonista Jean dal dolore per la perdita di una figlia morta durante la gravidanza. Michaels definisce ‘tenerezza’ quella forma di amore che accoglie il dolore altrui dentro di sé ma poi riesce a separare l’uno dall'altro, il vivo dal morto, ciò che è perso da ciò che può crescere: è un percorso sensuale e spirituale, per rientrare in rapporto con il mondo attraverso gli affetti.


Roberta Mazzanti
I sommersi e i salvati di Anne Michaels
in
Terra e Parole.
Donne / Scrittura / Paesaggi
a cura di Roberta Falcone e Serena Guarracino
Società Italiane delle Letterate 2016

martedì 7 febbraio 2017

scrivere rivela il potere di un gesto, di una storia, di una parola

Maria Nadotti: Prima di In fuga avevi pubblicato due raccolte di poesia, The Weight of Oranges e Miner' Pond, non ancora tradotte nella nostra lingua*. Cosa è stato a farti passare dalla scrittura poetica alla narrativa?

Anne Michaels: La verità è che non ho potuto farne a meno. A "costringermi" sono stati Athos, Jakob e Ben, i tre personaggi principali di In fuga, che un giorno, più di quindici anni fa, mi si sono presentati con intensità imperiosa. Per cinque anni ho provato a non dare ascolto alle loro voci. Avevo capito che ci sarebbe voluta un'incredibile resistenza per raccontare con sincerità, correttezza, profondità, la loro storia. Poi mi è stato chiaro che non mi potevo più sottrarre: la loro vicenda andava scritta e non lo si poteva fare attraverso la poesia.

(...)

MN: La vita di un uomo, il tempo, la memoria. SI crede di essere padroni della propria vita e in un istante arriva la piena di un fiume o della Storia e tutto viene portato via. Dove sei andata a cercare le voci da e per raccontare?

AM: Dieci miglia sotto il suolo, dove circolano correnti sotterranee capaci di dare un potere incredibile e significato a un gesto, una storia, una parola.

* le poesie sono state pubblicate da Giunti nel 2000 con il titolo Quel che la luce insegna

frammenti dell'intervista "I frammenti inafferrabili della storia" a Anne Michaels in 


Maria Nadotti
Prove d'ascolto
Incontri con artisti e saggisti del nostro tempo 
edizioni dell'asino 2011


lunedì 16 gennaio 2017

Imparare l'attenzione: guardare di nuovo, assaggiare di nuovo

   Il doloroso amore di mia madre per il mondo. Quando ero testimone della sua gioia per un colore o un sapore, le gratificazioni più semplici - qualcosa di dolce, qualcosa di fresco, un nuovo capo d'abbigliamento, per quanto modesto, il suo amore per la stagione calda -, non disprezzavo il suo entusiasmo. Invece guardavo di nuovo, assaggiavo di nuovo, facendo attenzione. Imparai che la sua gratitudine non era per niente eccessiva. Ora so che quello era il suo dono per me. Per lungo tempo pensai che avesse creato in me una estrema paura della perdita - ma no. Non è per niente estrema.
   La perdita è un discriminante; aggiungeva valore a ogni cosa per mia madre, e lo toglieva del tutto per mio padre. Per questo motivo io pensavo che mia madre fosse più forte. Ma ora vedo che era solo un indizio: quello che aveva subito mio padre era molto meno sopportabile.

Anne Michaels
In fuga
traduzione di Roberto Serrai
Giunti 1998

domenica 15 gennaio 2017

come l'amore trasfigura oggetti e paesaggi

L'amore ti fa vedere un posto in modo diverso, così come si maneggia in modo diverso un oggetto che appartiene a una persona amata. Se si conosce bene un paesaggio, si guarderanno tutti gli altri paesaggi in modo diverso. E se si impara ad amare un posto, a volte si può anche imparare ad amarne un altro.

Anne Michaels
In fuga
traduzione di Roberto Serrai
Giunti 1998

sabato 14 gennaio 2017

I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo

Il tempo è una guida cieca.
Figlio della palude, nacqui dalle strade fangose della città sommersa. Per più di mille anni, soltanto i pesci avevano passeggiato sui marciapiedi di legno di Biskupin. Le case, costruite rivolte verso il sole, furono allagate dalla limacciosa oscurità del fiume Gasawka. I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo; ninfee, giunchi, stramonio.
Nessuno nasce una volta sola. Chi è fortunato, vedrà di nuovo la luce tra le braccia di qualcuno; oppure, se sfortunato, si sveglierà quando la lunga coda del terrore sfiorerà l'interno del suo cranio.

Anne Michaels
In fuga
traduzione di Roberto Serrai
Giunti 1998

sabato 23 aprile 2016

La pioggia crea la sua notte

La pioggia crea la sua notte, lunghe mattinate con le lampade
    accese.
Erba lunga di spiaggia incollata al pavimento vicino alle tue
    scarpe,
polline della scorsa estate si alza da zanzariere bagnate.

Questo è ordine, questi cumuli che riempiono spiazzi fra noi,
indumenti aggrappati alle sedie, le tue scarpe in un guscio
   di fango.

La pioggia forte ha un odore come se venisse dalla terra.
La luce umana dentro le nostre finestre, calma aranciata
di stanze viste dall'esterno. Il posto dove ci diamo da soli,
dandoci al sonno. Circondati dalla garanzia verde di una foresta,
dal tulle di ferro di cielo e mare,
mentre la notte, la pioggia, fila giù attraverso gli alberi.


Anne Michaels
Quello che la luce insegna
traduzione e cura di Francesca Romana Paci
Giunti 2000

Rain Makes Its Own Night
Rain makes its own night, long mornings with the lamp left
on.
Lean bean grass sticks to the floor near your shoes,
last summer’s pollen rises from damp metal screens.

This is order, this clutter that fills clearings between us,
clothes clinging to chairs, your shoes in a muddy grip.

The hard rain smells like it comes from the earth.
the human light in our windows, the orange stillness
of rooms seen from outside. The place we fall to alone,
falling to sleep. Surrounded by a forest’s green assurance,
the iron gauze of sky and sea,
while night, the rain, pulls itself down through the trees.

giovedì 19 aprile 2012

Un libro in mano

Tieni un libro in mano e sei un pellegrino alle porte di una città nuova.

detto ebraico citato nel romanzo In fuga di Anne Michaels Giunti Editore

venerdì 6 aprile 2012

Lezioni importanti

"Lezioni importanti: guarda attentamente; prendi nota di ciò che vedi. Trova la maniera di rendere la bellezza necessaria; trova la maniera di rendere bella la necessità."

Anne Michaels In fuga - Giunti Editore 1998