Immaginate
l’antico Senato di Roma e i senatori con la toga bianca bordata di rosso,
immaginateli tutti presi dalle arringhe, dalle conversazioni, dalle dotte
citazioni. I senatori sanno tutto quello che c’è da sapere e con sapienza
guidano l’Impero e la città.
Immaginate
che accanto al Senato ci sia un asilo dove i piccoletti schiamazzano e le
maestre non riescono a tenerli a bada. Immaginate che i bambini stiano disegnando
sui muri, stiano imparando l’alfabeto e a colorare le figure. Immaginate che un
pallone rosso senatoriale venga scalciato tra i Senatori che, però, non si
arrabbiano, ma sorridono.
Immaginate
che questo luogo abbia anche una terza stanza, piena di adolescenti e giovani
adulti con la musica a tutto volume, che ballano, bevono, si sbaciucchiano – e
non solo – fumano qualunque cosa di aspetto fumabile gli arrivi a tiro, ridono,
gridano, stanno davanti alla playstation come se fosse la vita vera. Immaginate
i Senatori che sentono gli effluvi dei fumi giungere sino a loro; non si
arrabbiano i Senatori, ma sorridono.
Se il Senato
romano vi pare un po’ troppo arcaico, sappiate che in questo specifico Senato
siedono anche Senatrici altrettanto bianco togate e bordate di rosso.
In questo
luogo nessuno si è mai sottoposto alla chirurgia estetica, quindi ciascuno ha l’età
che ha e l’aspetto che il destino e un po’ di buona manutenzione concedono ai
visi anziani.
Ma, come vi
dicevo, se questo luogo tripartito non vi aggrada, proviamo a immaginare il
Senato della Repubblica Galattica, quello di Star Wars per intenderci, organizzato
per piattaforme aeree e il podio del cancelliere. In questa dimensione non ci
sono rappresentate solo le età della vita e i generi, ma specie e razze provenienti
da altri sistemi stellari. Ma anche questo luogo è tripartito: ci sono bambini,
adolescenti e giovani, anziani.
Bene, ora
che vi siete sistemati al centro dell’emiciclo, quello romano o quello
galattico, sappiate che state per assistere a una scena mai vista prima, mai
vista da quando, in svariati modi, noi umani abbiamo cominciato a contare il
tempo e numerare gli anni, i mesi, i giorni.
Avrete notato
che, in entrambi i senati che stiamo immaginando mancano gli adulti. Ma che
razza di mondo è senza gli adulti? Appunto, che razza di mondo è?
Dovete sapere
che gli anni, incarnati dagli abitanti del Senato, passano eoni d’infanzia,
milioni di ere da adolescenti e poi, quando sono maturi, uno alla volta, un
anno alla volta, cadono come una mela dall’albero e rotolano nel tempo. Hanno solo
un anno per prendere confidenza con noi umani in questo strato di realtà, un
anno che è il corpo e il pensiero che loro sono.
Passato questo
frammento di tempo concitato, dove la cosa e l’essere, lo spazio e il tempo
coincidono, poum!
Si ritrovano,
sempre rotolando, nell’emiciclo del Senato, indossano la loro toga, o armatura
galattica, ma io resto sulla toga che è molto elegante. Qualcuno ha già i
capelli ingrigiti, altri rimpiangono il breve passaggio sulla terra, la maggior
parte accetta questo destino e inizia a raccontare agli altri tutto quello che
ha visto accadere, tutto quello che ha fatto accadere, e le azioni degli umani,
i pensieri e le reazioni.
Mentre l’Anno
Vecchio si prepara al congedo, l’Anno Nuovo si prepara al debutto. Ogni anno nuovo
sa che sta per arrivare il suo turno perché gli prudono l’equivalente, di
piedi, mani e capelli.
Ma nella
stanza degli anni che verranno ecco che si alzano grida talmente alte che
tutti, ma proprio tutti gli anni che sono stati e quelli che saranno, si
zittiscono per ascoltare le rimostranze di questo giovane anno, di fattezze
maschili come quello che sta finendo, e che pare non ne voglia proprio sapere.
-
No! No! E poi ancora no! Io non ci vado sulla Terra, non dopo il
passaggio di Ventiventi!
-
Beh – dice la consueta voce fuori campo – non puoi scegliere se andare o
no, devi andare e basta!
-
No! No! E poi ancora no! Io non ci vado da quei poveretti con la pandemia
ancora in corso! È colpa di Ventiventi, quindi prima lui risolve il problema e
poi io vado a rimettere insieme i cocci.
Ventiventi,
chiamato in causa, fece capolino dalla porta di servizio trascinando i piedi. Va
anche detto che aveva l’aspetto di Matusalemme, molto, ma molto più vecchio dei
suoi predecessori recenti che si erano anche molto divertiti, almeno in certe
parti del globo.
Tutti stavano
aspettando che dicesse qualcosa, soprattutto al ribelle VentiVentuno, che
continuava a strepitare e a battere i piedi per terra.
Ma VentiVenti
non apriva bocca e una lacrima solitaria e silenziosa gli scese dall’occhio
sinistro e rotolò sino al suo cuore.
Oggi è sabato
26 dicembre, giorno di Santo Stefano dell’anno senza Carnevale e questa è la
Cronaca 293, quella in cui abbiamo scoperto che l’anno nuovo non vuole venire
da noi.