Una vita votata alla comprensione della condizione umana prima che con lo studio, attraverso la pratica e la condivisione della fatica di vivere di donne e uomini qualunque. Rigore, sobrietà, empatia, solitudine, amicizia, mente luminosa, la scelta estrema di privilegiare l'osservazione e l'esperienza diretta quasi a discapito dell'immaginazione e della speculazione filosofica. La dimensione essenziale di Simone Weil viene proposta con eleganza e partecipazione in un film toccante che ho visto ieri per la prima volta, Le stelle inquiete della regista e sceneggiatrice Emanuela Piovano.
La scelta di un episodio fondamentale nella vita della Weil, cioè il mese trascorso in campagna ospite del filosofo contadino Gustave Thibon e di sua moglie Yvette. A Thibon la Weil affidò i suoi quaderni che diventarono poi, grazie alla sua cura, il libro più noto della filosofa, L'ombra e la grazia.
Il film è ricco di citazioni e immagini che colpiscono per la loro bellezza e semplicità. Il trascorrere del tempo è segnato da un tavolo di ferro in terrazza su cui si alternano mele e noci, ciclamini, ciliegie e pesche. A volte un'immagine che ci viene offerta da altri si sovrappone a qualcosa che è proprio sotto i nostri occhi. Così da due visioni sovrapposte, dall'eco delle citazioni weiliane, dalla contemplazione di un cielo stellato, eterno e in apparenza immutabile, è nata una poesia che si chiude con la citazione che apre il film.
E.P.
Le noci e il melogranoancora intatti sul tavolo,due parole opposte che siattraggono, le sto cercandoquercia e pietra unichea sfidare il tempotroppo simili nella pervicaciameglio la pioggia e il ventoche passano e non sannoil sollievo della sosta.Così saranno la querciae il vento i primi oppostie la pietra con la pioggiaad accompagnare ogni ricordoche avrai lasciato, ogni parolache avrò perduto.In ogni passione avvengonoprodigi.
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