venerdì 17 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/558. Ci sono cuori segreti nel cuore di una città

 


Nessuna città possiede solo un cuore e un solo respiro, ogni quartiere, ogni borgo racchiudono nelle pietre, nei muri, nei soffitti, ombre del tempo che è stato, respiri e storie. Ogni casa è una storia, almeno una. Anche noi non siamo, alla fine che una storia, una storia che forse verrà raccontata, lascerà una traccia, un’immagine in una fotografia scattata quasi per caso. Dopo il tremendo nubifragio di ieri sera, la morbida luce di settembre ha preso il sopravvento e ha arrotondato tutto il panorama intorno. Case basse, due piani al massimo, un paio di palazzetti che risalgono ad epoca medioevale, vecchie trattorie che sembra di tornare negli anni Cinquanta e in due si spende meno della metà di quanto non costerebbe il medesimo pranzo in uno dei ristoranti alla moda nei quartieri più centrali. Poi alberi antichi, persone anziane che giocano a carte, bambini che si rincorrono in bicicletta, la vecchia biblioteca aperta sui giardini. Ora ci sono tavoli e sedute di granito in questo giardino, per arrivarci si passa davanti a un enorme fico carico di frutti maturi che una miriade di uccellini si contende. Oggi pomeriggio a uno di quei tavoli si sono sedute due scrittrici che stanno leggendo reciprocamente il loro nuovo romanzo. Poi è scattata una magia e quella più matura ha iniziato a leggere ad alta voce il romanzo della scrittrice giovane. E che meraviglia sentire una storia che inizia a Roma e poi si espande, cresce e arriva sino a Persepoli. L’antica città risorge nel deserto e nel racconto, le fontane, i giardini, i mosaici, i leoni alati, le mani prudenti degli archeologi che recuperano un frammento dopo l’altro di quel che è rimasto di un passato remoto di cui possiamo leggere solo nei libri. Se l’archeologo scava nella terra, lo scrittore scava nel tempo, nella memoria e nell’immaginazione. Mescola ricordi propri e di altri, inventa, mescola frammenti di letture antiche, un’immagine che ha visto su una rivista, mescola e una storia nuova prende forma. Ha solo parole lo scrittore per dare vita alle creature che vivono nella carta e che passeranno la maggior parte della loro vita chiusi nelle pagine di un libro, e respireranno solo quando un lettore aprirà quel libro e darà loro vita e respiro. I libri non vivono solo nella memoria di chi li ha scritti, vivono anche nella memoria di chi li legge e li rilegge, poi li custodisce nella sua biblioteca, li dona a qualcuno che ama. Ne compra una copia nuova per farne dono un giorno che forse arriverà. E forse arriverà il giorno in cui una scrittrice, ricorderà quel pomeriggio lontano, la voce dell’amica che legge il suo romanzo, le annotazioni rapide a penna e poi quella luce dolce di settembre tutto intorno. I bambini torneranno a correre e a giocare. Arriverà un labrador marrone e due donne anziane si fermeranno a chiacchierare proprio vicino a loro. Il tempo si sarà piegato, si infilerà in quella pagina appena scritta, e l’istante diventerà un frammento di eternità.

 

La Cronaca 558 di venerdì 17 settembre del secondo anno senza Carnevale ama molto passeggiare per le antiche vie di Baggio, dove Milano sembra un’altra città.

giovedì 16 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/557. E sono i nostri occhi a guardare e le nostre orecchie ad ascoltare

 


Ha solo dodici anni la bambina Assunta quando è costretta a lasciare la scuola e ad andare a lavorare presso la fabbrica tessile del paese. Mani, mani quante mani ha visto muoversi sui filati e sui telai? Forse quelle mani le sono rimaste negli occhi, forse tutta la povertà, la miseria morale e materiale che ha visto e vissuto le sono rimaste negli occhi. Nel Novecento non erano molte le strade che i poveri potevano imboccare per cercare un riscatto sociale. Ad Assunta lo studio era stato precluso, ma era bella e intensa e questo le aprì la strada degli studios hollywoodiani. Tina Modotti interpretò tre film prima di allontanarsi da quella che allora era chiamata la Mecca d’oro del cinema. Ma non le era piaciuto come il suo volto e il suo corpo erano stati messi in gioco. Si ritira dal cinema, incontra il fotografo Edward Weston, di cui sarà modella e amante, scopre di essere una fotografa dotata. Non le interessa la fotografia come forma d’arte, la fotografia per lei è una rappresentazione fedele della realtà, della miseria della povera gente, della sofferenza. In Messico, dove conoscerà l’amore della sua vita, il politico cubano Julio Antonio Mella, incontrerà anche Frida Khalo, non ancora famosa, e suo marito Diego Rivera già molto famoso. Anche loro sono ritratti nella piccola ma esaustiva mostra “Tina Modotti. Donne, Messico e libertà” che è in corso al MUDEC di Milano e sarà aperta sino al 7 novembre prossimo.

Sono molte le fotografie dedicate al popolo messicano, ci sono fotografie di mani e piedi segnati dalla fatica, di volti che sorridono, nonostante la fatica. Ci sono particolari architettonici, nature morte con cactus e calle, che mi hanno ricordato i dipinti di Georgia O’Keeffe, ci sono alcuni dei ritratti che le fece Weston, dove lei è nuda e bellissima. Ha sempre lo sguardo malinconico Tina, riesce a difendersi a stento dalle turpi accuse di complicità quando Mello viene assassinato. Non vivrà molti anni dopo, si spegnerà a causa del suo cuore ammalato nel 1942 a soli 45 anni. Nonostante il suo diniego della fotografia come arte, le sue immagini ci restituiscono uno sguardo poetico e dolente sul mondo. La fotografia, come le altre forme d’arte avviene in almeno due momenti principali, quando il fotografo scatta e poi quando stampa, cioè quando decide come e quanto ampia sarà la cornice di mondo intorno a quel che il suo occhio ha veduto. La mostra è bella, con la mia amica Elisabetta, siamo andate avanti e indietro un paio di volte per guardare meglio alcune fotografie e intanto parlavamo di scrittura. All’uscita, la vecchia sede dell’Ansaldo, impresa metalmeccanica ancora attiva negli anni Ottanta del secolo scorso, ci ha accolto in questo baretto all’aperto, proprio davanti alle vecchie officine. Il tempo è peggiorato rapidamente, siamo andate di buon passo a prendere la filovia circolare destra mentre si scatenava un acquazzone di fine estate. Sull’autobus c’erano quasi solo persone immigrate, quasi tutte donne, quasi tutte sudamericane ed è come aver ritrovato di nuovi vivi i volti che avevamo visto in fotografia.

La magia dell’arte è proprio questa, tenere in vita, riproporre le vite, i volti, le parole di chi è stato e anche di chi è solo stato sognato. E sono i nostri occhi a guardare e le nostre orecchie ad ascoltare.

 

Oggi è giovedì 16 settembre del secondo anno senza Carnevale, e questa Cronaca 557 sta camminando per il Messico degli anni Trenta.

mercoledì 15 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/556. Il profumo delle case di notte è la promessa dell’alba

 

 


 

Camminano di notte, non riescono a dormire, del sonno hanno un ricordo vago. Scendono in strada, camminano piano. Le case di notte sono piccole isole che custodiscono il riposo di quelli che possono dormire. È nelle ore più profonde del buio che i sogni riescono a sfuggire dalle finestre socchiuse e vanno a incontrare i pensieri e i tormenti di chi non dorme. È più difficile vivere senza sogni, perché tutti i patimenti e le pene restano sospesi nell’anima di chi veglia. Per questo altri sogni escono dalle case e vanno in cerca dei dolori troppo grandi per poter essere lasciati nel cuore di un uomo solo o di una donna in lacrime. Quando il dolore di uno incontra il sogno di un altro, allora e solo allora, il dolore può placarsi e il sogno insegnare ai cuori che non ci sono pene senza rimedio e che bisogna lasciare alle notti, alle notti che tornano, il compito di raccogliere quei frutti amari che sono maturati. Ora che il peso si è addolcito, qualcuno tra gli insonni si avvia verso casa, apre il portone, sale le scale, apre la porta di casa e riconosce subito il profumo custodito da quelle mura e solo da quelle. È un miscuglio di sapone, sugo, cera per pavimenti, incenso, deodoranti, fiori recisi, pane caldo, caffè mattutino. È il profumo del conforto quello delle case di notte, è la promessa dell’alba che accetta l’invito e si ammanta di luce e promesse.

 

Il giorno che stavi aspettando

 

Se il giorno nuovo dovesse

avere solo un profumo,

sarebbe quello del caffè

che sobbolle in cucina. Poi

è lo scroscio dell’acqua nella

doccia, l’inizio della mattina,

una promessa ripetuta che

non si realizzerà, ma la cosa

davvero importante è sapere

che la promessa esiste, che

berremo quel caffè e respireremo

il profumo del pane caldo e

sentiremo una voce cara che ci

chiama e dice: “Vieni, questo è

il giorno che stavi aspettando”.

 

 

Si preparano le case ad affrontare la nuova notte che viene, si preparano così come l’amante attende la sua amata. Con un senso di ineluttabile e di attesa, perché anche le notti portano promesse, ciascuna notte ne ha una diversa e gli insonni che camminano senza sogni e senza speranza, possono allungare una mano verso l’albero più vicino e ci sarà sempre un frutto pronto a placare quella fame senza nome che accompagna l’inquietudine notturna.

 

Oggi è mercoledì 15 settembre del secondo anno senza Carnevale e la notte è pronta, è arrivata, forse ci porterà la grazia di un sonno di sogni e speranza, forse solo di un sonno senza sogni e lascerà all’alba il dono della speranza. Per questo ho scritto anche oggi una nuova Cronaca e questa è la 556, che sta proprio nel mezzo del mese che ci porta l’autunno.

martedì 14 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/555. L’autunno che replicava stelle, la finestra e la cornice di abete

 

 



Oggi tante cose da fare, incontri, conversazioni, impressioni. Ho dovuto tralasciare le Cronache, salvo che per la ricerca di una poesia giusta per questa giornata. E l’ho trovata.

 

Settembre, notte

 

Ora solo il linguaggio può ridire quei gesti

scriverne piano ripetendo l’ardore con cautela

fissando perché restino ancora in questa stanza

le grandi ombre di allora.

 

Schianta ancora il tuo petto contro il mio

perché questa è l’unica orma dell’amore

l’autunno che replicava

stelle quasi da un mondo uguale

la finestra, la cornice di abete

l’addolorato trattenersi delle schiene.

 

 

Antonella Anedda, da Notturni, in Notti di pace occidentale, Donzelli, 1999

 

Oggi è martedì 14 settembre del secondo anno senza Carnevale e questa Cronaca 555, si gode la sera in compagnia di uno dei più bei libri di poesia del secondo Novecento.

lunedì 13 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/554. Quando la luce si ferma, prende una forma nota per non farci paura

 


 


 

Viviamo senza pensare cosa diventerà ricordo e cosa oblio. Non sono la luce e le ombre a decretare chi avrà il sopravvento, sono misteriose le vie del ricordo. Hanno bisogno di un oggetto, di un desiderio, di un’immagine i ricordi, così si formano e restano. Ma quanto è reale la staticità del ricordo? Quanto lo è la strada dell’oblio? Siamo tessitori ciechi che avanzano nel vasto mare dove tutto è dimenticato. Un mare che è silenzio, un ricordo che è parola. Ritorniamo solo dove siamo già stati e l’oblio è dove tutto è accaduto, ricordo dove crediamo che qualcosa sia accaduto.

  

I limoni, prigionieri della luce

 

Non so quale immagine di

questa mattina diventerà

un ricordo che non ho scelto.

Così decido di aiutare questa

mia memoria e scelgo i cinque

limoni stesi sul mobile ad

asciugare. La luce li colpiva

in pieno e sapevo che splendevano

di senso, o almeno così mi

sembrava mentre la donna stava

decidendo se congelarli o

conservarli sotto sale. Questa

è una buona metafora per ogni

memoria ho pensato, so

che mi ricorderò di quei limoni

anche se dovessi dimenticare

questa donna e il sole.

 

 

Oggi ho ascoltato molte persone che mi hanno raccontato storie di vita incredibili e normali allo stesso tempo. Sono storie che hanno bisogno di essere custodite e allo stesso tempo di essere strappate all’oblio. Storie che devono essere taciute, ma non dimenticate.

 

Oggi è lunedì 13 settembre del secondo anno senza Carnevale e questa Cronaca 554 se ne sta acquattata sul tavolo, nella cesta dei limoni.

domenica 12 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/553. Le onde portano domande su domande, la luce è l’unica risposta

 

 

Le domeniche di settembre sono diverse dalle domeniche di qualunque altro mese perché ci costringono a fare i giocolieri con la luce, ci costringono ad amare la sera anche se è fredda e a cercare conforto nelle foglie che sfidano le stagioni e restano ferme tra la terra e il cielo. Quante domande portano le domeniche di settembre, domande senza risposta, domande senza domande.

 

Giocare a poker con il tempo

 

Come hanno fatto l’onda

e la spiaggia a trasformare

la collisione in un gesto

d’amore? Come ha imparato

il gabbiano a salire senza ali

portato solo dal vento? Come

le conchiglie hanno permesso al

tempo di renderle sabbia? C’è

una volontà in ogni resa? O

abbiamo solo imparato che è

il tempo a vincere sempre, tiene

in mano il suo full di assi e quando

serve esce la carta con il quinto

seme, un fulmine o una richiesta

di pace, è lo stesso e un po’ si

annoia perché vince sempre e

vorrebbe maggiore resistenza

nelle creature che hanno imparato

a conoscerlo. Ma lui non sa, non lo

sa il tempo, che noi possiamo

guardare la sua schiena mentre

lui non ha specchi dove sostare.

E la sua vittoria è solo un’illusione

perché noi lo sfidiamo con poesia

e pittura, con le storie che mai

smettiamo di raccontarci e allora

si arrende, perché senza di noi

sarebbe un’onda senza il mare.

 


Ecco, ora la sera è scesa, mi lascio cullare da questa dolcezza della stagione, penso che dovremo aspettare un altro anno, penso a Anne Sexton, la cui reminiscenza aleggia nella mia poesia. Posso tornare a scrivere con animo più tranquillo, sono le storie che chiamano la loro conclusione.

 

Oggi è domenica 12 settembre del secondo anno senza Carnevale e questa Cronaca 553 sta inseguendo le onde su e giù per la spiaggia.

sabato 11 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/552. Le foglie già imbrunite si sono arrese al richiamo dell’autunno

 



Sono gli ultimi giorni in cui potrò passeggiare in riva al mare, l’acqua è ancora tiepida, ma l’aria sempre più fredda. E la luce è cambiata più ancora di acqua e aria. Tra poco più di dieci giorni sarà autunno, gli alberi lo sanno già. Nella città silenziosa le foglie sono imbrunite da un giorno con l’altro, non si sentono più le cicale di giorno e i grilli di notte. Tutto tace nel cielo, tutto si prepara alla lenta ritirata verso la prima stagione di mezzo, quando bisogna prepararsi al freddo inverno, quando il mare e i bagni saranno un piacevole ricordo, così come le passeggiate all’aria aperta, come le giornate lunghe, il venticello che rinfresca, le angurie, i sogni nell’amaca. Oggi, almeno per la nostra parte di mondo, è un giorno di commemorazione per ciò che accadde negli Stati Uniti vent’anni fa. Come tutti ricordo cosa stavo facendo quel pomeriggio, ricordo lo sgomento, la rabbia, la paura. Oggi lo sgomento e la paura sono legati alla pandemia che non dà il minimo cenno di smettere, è ormai più di un anno e mezzo che ci viviamo immersi, ora abbiamo i vaccini, siamo più protetti e meno persone muoiono. Ma l’idea che questo virus non scomparirà per ancora lungo tempo è un pensiero, per non dire una certezza, che mi accompagna giorno dopo giorno. Per questo continuo a scrivere queste Cronache, anche in giorni come questo dove il silenzio mi sembra più appropriato. Ma poi penso anche che questo esercizio quotidiano, è diventato per me un appuntamento che non voglio e non posso mancare.

 

 

Il pensiero della terra non riguarda solo le radici

 

Come cade la luce in

questo giorno, cade

silenziosa come fosse

neve, le foglie hanno

già accettato l’autunno

che viene e hanno

indossato gli abiti

dorati, e danzeranno

in un vortice l’ultimo

ballo con il vento, quel

giro felice che avrà

un esito noto solo agli

alberi, per le foglie sarà

un esordio e allo stesso tempo

l’ultima volta che vedranno

il cielo così vicino e

penseranno che il pensiero

della terra riguarda solo

le radici, ignare come

sono del silenzio che le

aspetta, prima di tornare

nella prossima stagione chiara.

 

 

 

Non è difficile sentirsi come le foglie in un giorno come questo, dove il sole ci strappa ancora sospiri languidi e dove alziamo la testa e chiudiamo gli occhi in compagnia dei gatti.

 

Oggi è sabato 11 settembre del secondo anno senza Carnevale e questa Cronaca 552 splende con il bagliore delle foglie che stanno per staccarsi dal loro ramo.