lunedì 31 ottobre 2016

Sopra la preghiera della pioggia, un blu sterminato

Estasi

Nei tuoi pensieri tutto il giorno, tu nei miei.
Gli uccelli cantano al riparo di un albero.
Sopra la preghiera della pioggia, un blu sterminato,
non il paradiso, che non va da nessuna parte, senza fine.
Perché mai le nostre vite si allontanano
da noi stesse, mentre rimaniamo intrappolate nel tempo,
in fila verso la morte? Sembra che nulla possa mutare
lo schema dei nostri giorni
, alterare la rima
data da lutto in assonanza con diletto.
Poi sopraggiunge l’amore come un volo lesto di uccelli
dalla terra al paradiso dopo la pioggia. Un tuo bacio,
rievocato, sfila, come fossero perle, questa catena di parole.
Cieli immensi ci congiungono, unendo qui a lì.
Desiderio e passione nell'aria che pensa.



Carol Ann Duffy
Lo splendore del tempio. 
Poesia d’amore
a cura di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera
Crocetti Editore 2012

domenica 30 ottobre 2016

Su pozze ghiacciate scrivono gli uccelli

Disegno
Fosco giorno d’autunno, nevischio.
Un morbido grigio disegno,
tracciato come in un sogno.
I pini han raccolto cotone di cielo
e infilato i fiocchi tra i capelli,
e le betulle tendono i rami sottili
delicatamente, delicatamente...
Su pozze ghiacciate scrivono gli uccelli
su nuove lavagne.


Olav H. Hauge
La terra azzurra

a cura di Fulvio Ferrari
Introduzione di Idar Stegane
Crocetti Editore 2008

sabato 29 ottobre 2016

La mente riposa nelle storie

Prima la luce, poi il suono
per questo preferisco la poesia
alla narrazione. Amo quella
velocità particolare che ti
attraversa la lingua e
il battito e giunge nel
fondo dell’orecchio.
Solo quando la stanchezza
di troppo tempo sulle mani
prevale, lascio che la mente
riposi nelle storie.

Elena Petrassi
Scrivere il vento
Ati editore 2016



venerdì 28 ottobre 2016

nei due regni

Isaac Newton sognò Isaac
Newton addormentato all’ombra
di un melo. Così preso nel
suo stesso sogno da dimenticare
che ogni piacere nasce da una
tentazione. Non ebbe neppure
bisogno del serpente per
sapere che la forza che
tiene i pianeti in orbita sino
al sole fa cadere la mela
a terra. “Con un’audacia senza
pari, Newton riunì la fisica
terrestre e quella celeste,
proclamando che la forza di
gravità era la sola e unica
mano, invisibile, al lavoro
nei due regni”.

Elena Petrassi
Scrivere il vento
Ati editore 2016

giovedì 27 ottobre 2016

l'altro lato della bottiglia verde

Guardo una bottiglia verde
sul tavolo della mia
cucina, la guardo meglio
e ancora e in quella bottiglia
emergono prima le bolle
di aria e l’acqua ancora
più scura del vetro e poi vedo
la luce che taglia il confine
tra la materia dura e quella
mobile che la riempie
e guardo ancora e tutte
le bottiglie che ho guardato
ecco sono in un’unica sola
bottiglia, in un unico punto
di spazio e tempo e dove non
è la materia nelle sue tre
dimensioni a essere risucchiata,
ma è il tempo, tutto il tempo
che ha tenuto nel mio sguardo
ogni singola bottiglia di vetro.
Accanto alla bottiglia la tua
mano scrive parole rovesciate
che ancora non leggo e
il tuo sguardo attento,
genera il lato della
bottiglia che io non
sto guardando.

Elena Petrassi
Scrivere il vento
Ati editore 2016

mercoledì 26 ottobre 2016

prima che il mondo cada, prima che il tempo cambi

Quando mi prendono le parole
non usano annunciarsi
né hanno mani leggere.
Solcano il giardino, strappano
i fiori e io non posso
che constatare la loro
orrenda maleducazione
questo non fa di me un poeta
dalle buone maniere né
dalla bella presenza gradita
al mondo. Ma tra i capelli
arruffati e l’ostilità del
sole, riesco a cogliere
le corse dei bambini nelle
pozzanghere lucenti e i
vecchi che si girano verso
la luce prima che il mondo
cada, prima che il tempo cambi
girando la pagina dal lato sbagliato.

Elena Petrassi
Scrivere il vento
Ati editore 2016

martedì 25 ottobre 2016

alla finestra devo la pazienza e l’aspettare

Devo alla mia finestra tutto ciò che non scrivo,
è lei l’immagine distesa sulla quale assopiscono i pensieri.
Devo alla finestra il ronzio continuato della mosca
E l’immobile sedere e l’ascolto finché viene sera.
A lei devo il buio pesto e la Pia, che puntuale
Ogni sera accende le lampadine del Natale.
Alla finestra devo ciò che a volte fisso per ore
Badia è lo specchio e l’orologio dei miei giorni
Devo alla finestra l’armonia esterna delle campane,
la fede del suono parente alla quale non apro,
alla finestra devo la pazienza e l’aspettare.
Davanti ad essa però, io non mi commuovo
Né mai mi rallegro. Muta rimango
E non schiudo alcun sentimento alla voce,
ora infatti la sola penna, troppo è il rumore per così poco.

Roberta Dapunt
La terra più del paradiso
Einaudi 2008