martedì 14 luglio 2015

anima del geranio teso sulla ringhiera

Aspetta che scenda la temuta notte, che scompaia
la luce dal crepuscolo, e ruoti
la terra sul suo asse.
Questa è la verità di questa sera incerta 
sui cespugli di acacie e sulle case
questa è la sua misura - un acro di deserto. 

Sopporta i tuoi pensieri dentro il buio
che avanzino in fitte di memoria. 
Puoi schierarli fino a crinali di spavento
fissarli vacillare quando la pianura si oscura 
attenderne il ritorno ora che il cane tace
e la mente si spegne
per un attimo forma senza male
anima del geranio
teso sulla ringhiera.

Antonella Anedda
Notti di pace occidentale
Donzelli 1999

lunedì 13 luglio 2015

Jhumpa Lahiri: scrivo, scrivo, scrivo, scrivo

Dove scrivi? Hai orari precisi?
Non riesco a scrivere ovunque. Di solito scrivo a casa. Adesso sto a Roma e mi trovo bene, ho un appartamento luminoso, silenzioso, con un bel panorama. Anche se ho un terrazzo non lo uso, scrivo al chiuso o mi distraggo. Ogni tanto invece vado in biblioteca, soprattutto perché la passeggiata che faccio per arrivarci mi è utile per staccare mentalmente. Grazie a Sara, una mia amica, ho scoperto una biblioteca strepitosa a Roma, il Centro Studi Americani di palazzo Mattei, un posto davvero fantastico per scrivere.

Fai preproduzione o scrivi di getto?
Scrivo, scrivo, scrivo, scrivo. Non ho formule. Inizio subito, vado avanti, il percorso di ogni libro è del tutto singolare e non esiste una ricetta buona in ogni caso. Quindi scrivo. Scrivo e scopro tutto solo tramite il processo di scrittura. Faccio moltissime stesure, e capita che lavorando così ci metta anche molto tempo a trovare il vero punto d’ingresso del romanzo. A volte riscrivo lo stesso paragrafo venti volte per trovare il tono e la postura giusta del brano. Poi però c’è un momento in cui trovi il passo, la struttura inizia ad apparirti chiara in mente, senti la velocità e allora procedi spedita.

Quante riscritture fai? Tendi giù a buttare giù prima tutto o cesellare passo passo?
Come ho detto riscrivo molto. In italiano scrivo a mano, mi piace quando, dopo aver accumulato un po’ di materiale, lo ricopio al computer, lo stampo e vedo cosa è venuto fuori. Lo rileggo, faccio mille appunti ai margini che portano di solito a buttare via oltre la metà del testo, poi di nuovo torno al quaderno a mano. Il fatto è che in italiano, se uso la tastiera, non riesco ad ‘ascoltare’ le parole; al di là di ciò, il risultato dello scrivere a mano è un’esperienza più intima e più diretta. A ripensarci, per i miei libri in inglese non l’ho fatto mai, è proprio un diverso processo, un diverso approccio al testo.

frammenti dell'intervista di Vanni Santoni a Jhumpa Lahiri
dal blog minima&moralia del 24 giugno 2015

domenica 12 luglio 2015

la voce del mare che dal silenzio il silenzio infrange

Estetica

Non nel cemento si cerchi la realtà,
ma nello spazio, reso articolato: 
la spiaggia, per esempio,
che tra muro e muro s'allarga,
la voce del mare
che dal silenzio il silenzio infrange.

Charles Tomlinson
da The Necklace 1955
Traduzione di Silvano Sabbadini

sabato 11 luglio 2015

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Ci incontrammo in un sogno

circa quarant’anni fa là sul tuo 
ermo colle sui contrafforti dietro

Recanati con la siepe che esclude
la vista dell’orizzonte mi istru- 

isti in morale e parlammo dei
grandi morti Plotino e Copernico

e altri ancora poi venne un terzo che
voleva unirsi a noi lo accogliemmo

prontamente poiché parlava di amore e 
desiderio e di un uomo che divenne una 

città molto conversammo insieme in
sogno nel corso di molte notti ma alla

fine pensammo solo al nulla
l’infinito nulla parlando del

naufragar in questo mare del dolce
affondare sotto le grandi cascate

del fiume del naufragare nell’a- 
more oltre ogni terrestre amore.

(Detesto quelli che vogliono raccontarmi i loro sogni. Ma questo sogno fu così appassionante, con la sorpresa del riconoscimento, e lo strano incontro di personaggi, anche se entrambi poeti, che non ho potuto resistere a riferirlo. Riconobbi Leopardi perché c'è un suo ritratto nella mia edizione, e ricordavo anche il suo aspetto dai giorni che raccoglievo francobolli da ragazzo. E naturalmente William Carlos Williams lo frequentai per quarant'anni. Leopardi parlò inglese: comunque, sapeva leggerlo. A volte nei sogni i discorsi possono essere lucidissimi, ma con me svaniscono quasi subito al risveglio. Ebbi solo dopo l'impressione che avevamo discusso questioni molto profonde.)

James Laughlin
Scorciatoie
poesie 1945-1997
Mondadori Oscar poesia 2003


We met in a dream


some forty years ago there on your
ermo colle in the hills behind Rec-

anati with its hedgerow cutting off
the view of the orizon you instruct-

ed me in morality and we talked of the
great dead of Plotinus and Copernicus

and of many another then came a third
who sought to join us and we welcomed

him readily for the spoke of love and
of desire and of a man who became a

city much we conversed together in 
dreams through many nights but in

the end we tought only of the no-
thingness of the infinite nothing-

ness parlando del naufragar in questo
mare of sweet drowning under the great

falls of the river of drowning in the
love thai is beyond all earthly love.


(I hate people who want to tell me their dreams. But this dream was so compelling, with its shocks of recognition, and the strange meeting of characters - though both were poets - that I couldn't resist telling it. I knew it was Leopardi because there is a portrait of him in my edition. And I even remember how he looked from my stamp-collecting days as a boy. And William Carlos Williams, of course, I had know for forty years. Leopardi spoke in English. Well, he could read it. Discourse in dreams can sometimes be very lucid, but with me it fades almost instantly on waking. I had only the sense after I awoke that very profound matters had been discussed.)

Poems new and selected
New Directions Publishing 1997



venerdì 10 luglio 2015

Impreparata alla luce

Indugio nel buio,
impreparata alla luce che
giorno dopo giorno
spunta
ansiosa d'esser vissuta.
Seta nera proteggimi.
Ho ancora bisogno
della notte per dischiudere
occhi e anima
al chiarore. Continuo a crescere come radice
nelle profondità buie
non sono pronta, non sono affatto pronta.

Denise Levertov
Oltre la fine 
e altre poesie

a cura di Liliana Casati
Le Lettere 1998



Eye Mask

In this dark I rest, 
unready for the light which dawns
day after day,
eager to be shared.
Black silk, shelter me.
I need
more of the night before I open
eyes and heart
to illumination. I must still
grow in dark like a root
not ready, not ready at all.

giovedì 9 luglio 2015

nella luce del giorno, nel braccio, nella mano e poi attraverso la penna sulla pagina

Poeta e lettore

Quando una poesia mi si presenta
quasi compiuta, facendosi largo
nella luce del giorno, nel braccio, nella mano e poi attraverso la penna
sulla pagina; oppure richiedendomi
stesura dopo stesura, dei cambiamenti
per avvicinarla a se stessa,
portarle ed innestarle 
ciò che le manca,
alleggerirla di tutto il superfluo
finché possa respirare da sola
ed andarsene da me -

allora mi sento presa da stupore per essere
di nuovo stata scelta
per quest'opera, felicità e
senso del destino stranamente familiare.

Ma quando leggo o ascolto
una poesia perfetta, nata
da qualcun altro, qualcuno che forse
nemmeno conosco -  una poesia
che mi dia pure visioni, musica
che viaggia ben oltre ciò che intendevo poter udire,
un tumulto, un sobbalzo
di nuova angoscia, di nuova speranza, una poesia
che vibri di sua propria
energia vitale -

allora vengo trasportata oltre
quello stupore isolato, quella felicità ristretta,
in quello che i cantanti sentono all'interno di un possente coro,
ognuno con umiltà e piacere di prendere parte
alla creazione di armonie compiute all'unisono,
musica dell'oceano, onde e mormorii
che tacciono per ascoltare quando l'aria
forma un arco sopra di essi nell'immobilità dell'alcione.


Denise Levertov
Oltre la fine 
e altre poesie
a cura di Liliana Casati
Le Lettere 1998


Writer and Reader 

When a poem has come to me, 
almost complete as it makes its way
into daylight, out through arm, hand, pen,
onto page; or needing
draft after draft, the increments 
of change toward itself, what’s missing
brought to it, grafted
into it, trammels of excess
peeled away till it can breath
and leave me - 

then I feel awe at being
chosen for the task
again; and delight, and the strange and familiar
sense of destiny.

But when I read or hear
a perfect poem, brought into being
by someone else, someone perhaps 
I’ve never heard of before - a poem 
bringing me pristine visions music
beyond what I thought I could hear,
a stirring, a leaping
of new anguish, of new hope, a poem 
trembling with its own
vital power - 

then I’m caught up beyond
that isolate awe, that narrow delight,
into what singers must feel in a great choir,
each with humility and zest partaking 
of harmonies they combine to make,
waves and ripples of music’s ocean,
who hush to listen when the aria
arches above them in halcyon stillness.

~ from Sands of The Well 
New Directions, 1996

mercoledì 8 luglio 2015

Ogni poesia un lento naufragio del desiderio

Ogni poesia

Ogni poesia un uccello che fugge

dal luogo indicato dalla piaga.
Ogni poesia un vestito della morte,
attraverso strade e piazze invase
dalla cera letale dei vinti.
Ogni poesia un passo verso la morte,
una moneta falsa di riscatto,
un tiro al segno nel bel mezzo della notte
traforando i ponti sul fiume,
le cui acque addormentate viaggiano
dalla vecchia città verso i campi,
dove il giorno prepara i suoi falò.
Ogni poesia il tatto irrigidito
di chi giace sulla lastra di pietra delle cliniche,
avida esca animale che percorre
la melma morbida delle sepolture.
Ogni poesia un lento naufragio del desiderio,
uno scricchiolio di alberi maggiori e di sartie
che reggono il peso della vita.
Ogni poesia un boato di tele che precipitano
sopra il ruggito gelido delle acque
con il crollo del pallido paranco delle vele.
Ogni poesia tesa a invadere e a lacerare
l'amara ragnatela della noia.
Ogni poesia nasce da una sentinella cieca
che urla nel vuoto profondo della notte
la parola d'ordine della propria sofferenza.
Acqua di sogno, fonte di cenere,
pietra porosa dei mattatoi,
legno in ombra dei semprevivi,
metallo che suona per i condannati,
olio funereo a doppio taglio,
quotidiano lenzuolo funebre del poeta,
ogni poesia semina nel mondo
l'aspro cereale dell'agonia.

Alvaro Mutis

Le opere perdute
traduzione di Martha Canfield
dalla rivista Fili d'Aquilone

CADA POEMA

Cada poema un pájaro que huye
del sitio señalado por la plaga.
Cada poema un traje de la muerte,
por las calles y plazas inundadas
en la cera letal de los vencidos.
Cada poema un paso hacia la muerte,
una falsa moneda de rescate,
un tiro al blanco en medio de la noche
horadando los puentes sobre el río,
cuyas dormidas aguas viajan
de la vieja ciudad hacia los campos
donde el día prepara sus hogueras.
Cada poema un tacto yerto
del que yace en la losa de las clínicas,
un ávido anzuelo que recorre
el limo blando de las sepulturas.
Cada poema un lento naufragio del deseo,
un crujir de los mástiles y jarcias
que sostienen el peso de la vida.
Cada poema un estruendo de lienzos que derrumban
sobre el rugir helado de las aguas
el albo aparejo del velamen.
Cada poema invadiendo y desgarrando
la amarga telaraña del hastío.
Cada poema nace de un ciego centinela
que grita al hondo hueco de la noche
el santo y seña de su desventura.