lunedì 31 agosto 2015

quando il giorno pellegrino si ferma e cade estenuato

LARGO SERALE


È l’ora dei crepuscoli estivi –
quando il giorno pellegrino
si ferma e cade estenuato.
Dolcezza e meraviglia di queste ore!
Qualunque volto apparisse in questa luce
sarebbe d’oro.
I riflessi di raso degli abitati sul lago.
Dolce fermezza di queste chiome
d’alberi sotto i miei occhi!
Alberi della montagna italiana.
Di paese in paese
gli orologi si cantano l’ora
percuotendosi a lungo nella valle
come tocchi d’organo gravi.

Poi più tardi nella festa notturna,
la lentezza dei suoni dura ancora....


31 agosto 1916

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

domenica 30 agosto 2015

Il più amato dei venti

È il vento di nord est.
Il più amato dei venti
per me, perché ai marinai promette
la rotta giusta e l’anima ardente.
Va’ e saluta
la bella Garonna
e i giardini di Bordeaux
là dove il sentiero
s’accosta alla riva aspra
e il ruscello cade profondo
nel grande fiume
ma sopra
è in vedetta la nobile coppia
delle querce e i pioppi d’argento –
io mi ricordo
ancora del bosco d’olmi
che china le larghe cime dei monti
sul mulino, ma nella corte
cresce la pianta del fico.
Nei giorni di festa
vanno le donne brune
sopra un piano di seta,
al tempo di marzo,
quando uguali son la notte e il giorno,
e sui sentieri lenti
carico di sogni d’oro
passa ondoso il respiro del vento:
ma mi si offra quella coppa inebriante
colma di luce bruna
perché possa riposare:
dolce sarebbe
sotto le ombre il sonno.
E male è se l’anima si perde
lontano da pensieri di mortali.
Bene è invece parlare,
dire i pensieri del cuore,
udir molte cose
dei giorni dell’amore,
dei fatti che avvennero.
Ma gli amici, dove sono?
Bellarmino e il suo compagno?
C’è chi ha timore
ad andar alla fonte.
Ma la ricchezza ha inizio
nel mare. Essi come pittori
raccolgono tutta la bellezza
del mondo e non spregiano
la guerra alata, avere
la casa sotto un albero senza fronde,
per anni, solitari,
dove la notte non ha luci
di città e di feste
né musiche né danze native.
Ma ora quegli uomini sono salpati
per le Indie, nel promontorio arioso
presso le erte vigne
da cui la Dordogna scende
e insieme alla Garonna sfarzosa
esce fiume ampio come mare.
Il mare dona e toglie il ricordo;
l’amore fissa i suoi occhi fedeli.
Ma il poeta fonda ciò che resta.

Friedrich Hölderlin

traduzione di Enzo Mandruzzato dal sito di Nuovi Argomenti


ANDENKEN
Der Nordost wehet,
Der liebste unter den Winden
Mir, weil er feurigen Geist
Und gute Fahrt verheißet den Schiffern.
Geh aber nun und grüße
Die schöne Garonne,
Und die Gärten von Bourdeaux
Dort, wo am scharfen Ufer
Hingehet der Steg und in den Strom
Tief fällt der Bach, darüber aber
Hinschauet ein edel Paar
Von Eichen und Silberpappeln;
Noch denket das mir wohl und wie
Die breiten Gipfel neiget
Der Ulmwald, über die Mühl,
Im Hofe aber wächset ein Feigenbaum.
An Feiertagen gehn
Die braunen Frauen daselbst
Auf seidnen Boden,
Zur Märzenzeit,
Wenn gleich ist Nacht und Tag,
Und über langsamen Stegen,
Von goldenen Träumen schwer,
Einwiegende Lüfte ziehen.
Es reiche aber,
Des dunkeln Lichtes voll,
Mir einer den duftenden Becher,
Damit ich ruhen möge; denn süß
Wär unter Schatten der Schlummer.
Nicht ist es gut,
Seellos von sterblichen
Gedanken zu sein. Doch gut
Ist ein Gespräch und zu sagen
Des Herzens Meinung, zu hören viel
Von Tagen der Lieb,
Und Taten, welche geschehen.
Wo aber sind die Freunde? Bellarmin
Mit dem Gefährten? Mancher
Trägt Scheue, an die Quelle zu gehn;
Es beginnet nämlich der Reichtum
Im Meere. Sie,
Wie Maler, bringen zusammen
Das Schöne der Erd und verschmähn
Den geflügelten Krieg nicht, und
Zu wohnen einsam, jahrlang, unter
Dem entlaubten Mast, wo nicht die Nacht durchglänzen
Die Feiertage der Stadt,
Und Saitenspiel und eingeborener Tanz nicht.
Nun aber sind zu Indiern
Die Männer gegangen,
Dort an der luftigen Spitz
An Traubenbergen, wo herab
Die Dordogne kommt,
Und zusammen mit der prächtgen
Garonne meerbreit
Ausgehet der Strom. Es nehmet aber
Und gibt Gedächtnis die See,
Und die Lieb auch heftet fleißig die Augen,
Was bleibet aber, stiften die Dichter.

sabato 29 agosto 2015

Le nostre domande e risposte si riconoscono come gli occhi dentro agli specchi

Dialogo

Le mie parole sono la metà di un dialogo oscuro
che continua attraverso secoli impossibili.
Adesso comprendo il senso e la risonanza
che pure porti da tanto lontano nella tua voce.
Le nostre domande e risposte si riconoscono
come gli occhi dentro agli specchi. Occhi che hanno pianto.
Conversiamo dai due estremi della notte,
come da spiagge opposte. Ma con una voce che non si importa...
E un mare di stelle oscilla tra il mio pensiero e il tuo.
Ma un mare senza viaggi.

Cecilia Meireles
traduzione di Alice Micheli 
dal sito Sguardo Mobile


Minhas palavras são a metade de um diálogo obscuro
continuando através de séculos impossíveis.
Agora compreendo o sentido e a ressonância
que também trazes de tão longe em tua voz.
Nossas perguntas e respostas se reconhecem
como os olhos dentro dos espelhos. Olhos que choraram.
Conversamos dos dois extremos da noite,
como de praias opostas. Mas com uma voz que não se importa...

E um mar de estrelas se balança entre o meu pensamento e o teu.
Mas um mar sem viagens.

venerdì 28 agosto 2015

Che differenza c'è tra il sogno e il passato?

L’intera scena si era svolta così in fretta che non era del tutto sicuro che appartenesse alla realtà, oppure no. Forse era solo una delle sue fantasie. 
Janne aveva sempre avuto una relazione per così dire porosa con quella che gli altri si ostinavano a considerare la «realtà». E i sogni non facevano forse parte anch'essi della realtà? È chiaro che se uno vede in sogno qualcosa, un vaso di cristallo, una piantina d’iperico con i suoi delicati fiori gialli sui lunghi steli o, perché no, una bella ragazza, è difficile trasferirli poi nella stanza dove ci si sveglia.
Ma neanche gli avvenimenti di ieri o dell’altro ieri sono facili da trasferire. C’è in realtà qualche differenza, tra il sogno e il passato?


Lars Gustafsson
L’uomo sulla bicicletta blu
traduzione di Carmen Giorgetti Cima
Iperborea 2015

giovedì 27 agosto 2015

libri su libri, promessa di futura felicità

Leggere per Virginia Woolf è una questione di relazione e di amore, è un incontro, una conversazione, un dialogo, si fa in due, e ci si sceglie, anche tra vivi e morti, perché l’arte è presenza al presente. Ancor prima dell’amico Forster, e sua maestra in questo caso, lei tiene libri e autori tutti insieme in cerchio nella sua mente («è un unico cervello, dopotutto, la letteratura») e con loro chiacchiera al di là del tempo e dello spazio, costruendo immaginarie contemporaneità e geografie personali. Seduta alla sua particolare «tavola rotonda», traccia e rintraccia la tradizione della scrittura poetica e romanzesca calandola e trovandola nella vita quotidiana, rompendo ogni barriera, confine, frontiera, tra i generi letterari, tra alto e basso, maggiori e minori, mediocri o comuni, classici e contemporanei, epoche e cronologie. I suoi occhi corrono da una pagina all'altra, la penna fra le dita per questa o quella annotazione, cercando di mantenere separate, nella sua giornata, le ore della lettura da quelle della scrittura, perché, sebbene in modo diverso, sia le une sia le altre sono appassionate e travolgenti. Certo, la vera gioia è scrivere, ma i libri degli altri sono una diversa avventura, fatta di emozioni così forti che non sempre si può leggere il Lear di Shakespeare, o lasciarsi sopraffare dalla noia di un pedante, o andare in cerca di «qualcosa di severo»: conta eccome il nostro umore, e il corpo deve essere pronto, perché leggere è anche un vigoroso esercizio fisico, i muscoli del cervello si devono mettere al lavoro per fabbricare l’autore, immaginarlo con precisione, situarlo, metterlo a fuoco, vederlo e guardarlo infine con umana simpatia. I libri ci leggono, lo sa bene lei, che li scrive per afferrare «la mela sul ramo», l’emozione notturna e impalpabile delle falene, seduta su una poltrona sfondata, con un cartone sulle ginocchia, in stanze sui cui tavoli si ammucchiano, in disordine, libri su libri, promessa di futura felicità. In fondo lei non smetterà mai di essere la «bambina ignorante» che legge nella sua stanza al 22 di Hyde Park Gate, e poi la ragazzina che scorrazza libera tra gli scaffali dell’imponente biblioteca paterna, e poi ancora l’adulta che saccheggia quelle pubbliche, celebrandone la funzione democratica, perché sono le «sale di lettura per il lettore comune».11 Col tempo ha imparato a riconoscere, incuneato nella profondità della lingua inglese, il baluginare di un brillìo, il significato più antico della parola reader: «interprete dei sogni». (E non sorprenda l’affinità con Proust – il più vicino a lei e non a caso il più amato fra i suoi contemporanei – che, nella Fuggitiva, ragionando sul ricordo e sul sogno, scriverà «s’indovina leggendo, si crea».)12 Di fatto con i libri ci si espone al cambiamento, si rischiano tranquillità e abitudini, mentre leggo, dirà nella sua Lettera a un giovane amico poeta, «mi trovo – leggere, lo sai, è come aprire una porta a un’orda di ribelli che ci accerchiano e ci attaccano da tutte le parti – colpita, agitata, graffiata, denudata, buttata per aria, sicché la vita sembra splendermi accanto».
Proprio la vita, sempre imprevedibile, irrompe in queste attività della mente e mette tutto in subbuglio, scompiglia i fogli anche del suo diario, tanto che possiamo trovare una stupefacente lista di intenzioni di lettura, o gli appunti sparsi per un nuovo romanzo, fianco a fianco, mescolati alla lista della spesa e alla prima stesura di un articolo, o alle annotazioni, accurate e articolate, per una più lunga recensione. C’è serietà, gioia, ironia, fatica e tanto lavoro, basta prendere un esempio a caso, davvero a caso, lunedì 8 agosto 1922: «Ora che devo leggere? Un po’ di Omero: una tragedia greca: un po’ di Platone: Zimmern: Sheppard, come libro di testo: la vita di Bentley: fatto sul serio, questo dovrebbe bastare. Ma quale tragedia greca? e quanto Omero, e quale Platone? Poi c’è l’antologia. Tutto da concludersi con l’Odissea, per via degli elisabettiani. E debbo leggere un pochino di Ibsen per compararlo a Euripide – Racine a Sofocle – forse Marlowe a Eschilo. Suona molto erudito; ma realmente potrebbe divertirmi; e se no, nessun bisogno di continuare»

Liliana Rampello
Autobiografia di una lettrice in
Virginia Woolf
Voltando pagina
Saggi 1904-1941
Il Saggiatore 2011

mercoledì 26 agosto 2015

Narrare è esistere

Le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: narrare è
esistere.

Joao Guimaraes Rosa

martedì 25 agosto 2015

Inondato di luce, ho seguito tutta la lunghezza della tenebra

Chinati, ti devo sussurrare all'orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.


Iosif Brodskij
Poesie italiane

traduzione di Giovanni Buttafava e Serena Vitale
Adelphi 1996