martedì 14 marzo 2017

la mia mano che sorreggeva un tempo i tuoi occhi

6
Ora sto qui e mi guardo allo specchio.
Posso ringiovanire e invecchiare a piacimento.
Se voglio, posso assomigliare a un animale
o a una pianta, o persino
al progetto di una macchina volante.
Sopra le mie sembianze come lava
vulcanica colasti tu una volta, ma io no, io non divenni pietra,
la prova è quanto accade nello specchio,
le sue stagioni in connubio,
le mutazioni, e soprattutto la mia mano
che sorreggeva un tempo i tuoi occhi
perché non cadessero dalle orbite, come due gocce immense,
quella stessa mano scrive ora che,
ecco, non ti amo.


Nina Cassian
C'è modo e modo di sparire
Poesie 1945-2007

traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi 2013

lunedì 13 marzo 2017

Scrivo a un tavolo di legno

4
Ti scrivo questa quarta lettera
in una stanza di legno, a un tavolo di legno,
legno dappertutto, incredibilmente tanto legno,
e dappertutto scritte, con l’inchiostro,
la matita chimica, la punta del coltello,
nomi, date, usignoli, treni,
chiavi. (Puoi aprire un
treno con la chiave e calpestare l’usignolo
intirizzito sui binari e apporre la tua firma con
tanto di data). Ho paura.
Oltre la cornice di legno della finestra
palpita la manica scura dell’abete
notturno; una notte
mi aspettavi, era estate, sul letto avevi messo i miei libri.
Quando entrai, vidi me stessa,
forse non dovevo rimpiazzare
il mio corpo di libri, di carta, di legno,
il mio corpo effimero, così la penso ora,
ora che non ti amo.

Nina Cassian
C'è modo e modo di sparire
Poesie 1945-2007

traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi 2013

domenica 12 marzo 2017

domenica — non so che cosa voglia dir domenica

5
Se tu cercassi di tirarmi addosso
il lunedì, il martedì, il mercoledì,
lunedì, martedì e mercoledì rimbalzerebbero
cadendo a terra senza suono,
giovedì e venerdì
non possono più ferirmi,
non possono lasciarmi neanche il segno
di un minuscolo ombrello giapponese, del vaccino,
giovedì e venerdì non hanno forze,
sabato non ha forze,
domenica — non so che cosa voglia dir domenica
— non ti amo.

Nina Cassian
C'è modo e modo di sparire
Poesie 1945-2007

traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi 2013

sabato 11 marzo 2017

Lo scrittore crea l'intimità nascente del lettore

Nella misura in cui scrivere vuol dire staccarsi dall'impossibilità e divenire possibile, lo scrivere assume allora i caratteri dell'esigenza di leggere, e lo scrittore diventa l'intimità nascente del lettore ancora infinitamente futuro.


Maurice Blanchot
Lo spazio letterario
traduzione di Gabriella Zanobetti
Einaudi 1975

venerdì 10 marzo 2017

E restiamo nell’ora e nel tempo, nel silenzio e nella luce, restiamo nelle sillabe

Preludio


Nessuno ascolta il tempo
né vola in orbita, cieco
leggendo sogni
nell’albero cavo del mentre

Nessuno gioca nel silenzio
in quest’ombra mattutina
muovendo la pedina
sulla pietra che spinge

Nessuno è più il tempo di sé
un ritaglio nello specchio
a evitare la menzogna,
carte che non riesci a confondere

Ti accorgi ora che noi siamo
la parola migliore,
non pane né assenzio, la passione
di chi è già in ginocchio.

Vorrei aspettarti se il terreno
non mi lasciasse ad ogni passo
e sparisse nel mio petto
ad ogni respiro

Padre, nel buio tu pensi
a quel germoglio ch’è già
vita e stelo
rifugio d’energia.

La strada che percorri
è sempre sdegno e rincorsa
perché non sono con te

La mia è un cuscino di legno
senz’odore né cesello,
strada che non conosco.

La tua strada attraverso
con piede d’incenso,
l’occhio bianco nel sole

E non vedo non colgo non sono
e pur sento che mi scopri,
levando la cenere
dal rimpianto

Brezza brillante
emersa dall’acqua della vita
scuote la fibra
dalle foglie

Abbiamo sofferto ma sappiamo
amare questo nostro vivere
oltre il dolore
occhi sbarrati
ai confini del verificato,
e l’anima più non scotta come
labbra convulse di neonato

E restiamo, nell’ora e nel tempo
nel silenzio e nella luce,
restiamo nelle sillabe
rapiti come stranieri.


Dario Arkel
Ritrovarsi a Esztergom
Atì editore 2015

giovedì 9 marzo 2017

È quasi primavera. L’albero trattiene ancora le gemme.

Convalescenza di fine inverno
(a conclusione dei lavori di ristrutturazione)


Spiace lo squallore di questo paesaggio.
È quasi primavera.
L’albero trattiene ancora le gemme.
Il cielo trattiene una pioggia battente.
Le finestre chiuse trattengono
il caldo dentro le stanze.
Fuori da queste quattro cose
c’è uno spazio freddo
con sempre meno luce e senza vento.
La casa – sono sola –
mi cederebbe tutte le sue stanze,
è la stagione che si allarga
ma sono io che non le voglio, non le accetto.
È forse la stanchezza della malattia
che mi fa stare in guardia,
sebbene far la guardia sia per niente
visto che i buoi sono scappati
col carro pieno della roba mia.
Ma gli occhi, che mi restano fedeli,
continuano a inviarmi questi esterni,
stanze vuote, piene di spazio per l’ospitalità.
L’ospitalità mi chiede almeno un ospite
io sono invece un’altra stanza vuota
accanto a quella nuova appena sistemata.
Si chiamino ancora i muratori
che facciano a me controsoffittatura,
pavimento e diano il bianco
– almeno due mani, per favore –
adesso che si va nella stagione bella,
alle orme interne, vuote,
di stomaco, fegato, cuore, budella.

mercoledì 8 marzo 2017

dentro quest’albero spoglio ci sono foglie e fiori bianchi di ciliegio

Inverno


Vedi, dentro quest’albero spoglio, grigio
fra palazzi grigi e tetti,
ci sono foglie e fiori bianchi di ciliegio.

Dentro le facciate fredde dei palazzi
ci sono stanze, spazi che si aprono in spazi,
case che rifugiano uomini, sentimenti.

Vedi, questo striminzito cielo nuvoloso

ha sole, luna e innumerevoli stelle.


Annalisa Manstretta
Gli ospiti delle stagioni
Atì editore 2015