sabato 14 febbraio 2015

Gli amanti che cantano il silenzio

Il nostro destino viaggia su un mare
mai attraversato, dove le onde
si susseguono 
in un gioco incessante
di rimpiattino.

È l'inquieto mare del mutamento,
perde e perde ancora gli armenti
e batte le mani contro il cielo costante.


Al centro di questo mare travolgente,
tra l'alba e la notte, Amore,
tu sei l'isola verdeggiante dove il sole
bacia l'ombra vaporosa,
dove gli uccelli sono amanti 
che cantano il silenzio.

Rabindranath Tagore
Petali sulle ceneri
a cura di Brunilde Neroni
Guanda 1994

venerdì 13 febbraio 2015

Sulle rovine di un cielo immenso

Così cammineremo sui ruderi di un cielo immenso,
Lontano il luogo si compirà
Come un destino nella luce chiara.

Il paese più bello a lungo cercato
Si stenderà davanti a noi terra di salamandre.

Guarda, tu dirai, questa pietra:
Reca in sé la presenza della morte.

Luce segreta è lei che arde i nostri gesti,
Così camminiamo rischiarati.

Yves Bonnefoy
Movimento e immobilità di Douve
traduzione di Diana Grange Fiori
Einaudi 1969

L'orangerie

Ainsi marcherons-nous sur les ruines d'un ciel immense, 
Le site au loin s'accomplira 
Comme un destin dans la vive lumière.

Le pays le plus beau longtemps cherché 
S'étendra devant nous terre des salamandres.

Regarde, diras-tu, cette pierre :
Elle porte la présence de la mort.
Lampe secrète c'est elle qui brûle sous nos gestes,
Ainsi marchons-nous éclairés.

giovedì 12 febbraio 2015

Che bel mestiere a cui dedicarsi tutta la vita

Mestiere di tenebre
Questo mestiere, Dio mio, così precario
di andare coniugando sguardo e verbo,
questo mestiere così ambizioso e scarso,
così a tentoni, così nell'ombra
che insegue la luce come un annegato,
questo mestiere di viscere che ignorano
e tuttavia sentono,
questa rivoluzione di trogloditi
in cerca dell’unione tribale,
Dio mio, che audacia irrimediabile,
che destino necessario
trasmettere la vita di bocca in bocca,
difendere l’albero come fosse un uomo
e difendere l’uomo come fosse un pianeta,
come un astro da cui dipende
l’equilibrio della costellazione,
Signore,
e difenderlo con onomatopee,
con sillabe, parole.
Parole nient'altro, gemiti, lamenti.
Che mestiere, fratello, che impresa.
Che mestiere tanto umile e ambizioso,
che meta irraggiungibile,
che bel mestiere
a cui dedicarsi tutta la vita.
Francisca Aguirretraduzione di Raffaella Marzano dal sito della Casa della Poesia di Baronissi
A Félix

Este oficio, Dios mío, tan precario
de ir conjugando la mirada y el verbo,
este oficio tan ambicioso como escaso,
tan de tanteo, tan de sombras
que persiguen la luz como un ahogado,
este oficio de vísceras que ignoran
pero sienten,
esta revolución de trogloditas
en busca de la unidad tribal,
Dios mío, qué osadía tan irremediable,
qué desatino necesario
éste de transmitir la vida boca a boca,
de defender al árbol como a un hombre
y defender al hombre como a un planeta,
como a un astro del que depende
el equilibrio de la constelación,
Señor,
y defenderlo con onomatopeyas,
con sílabas, palabras.
Palabras nada más, ayes, quejidos.
Qué oficio, hermanos míos, qué tarea.
Qué oficio tan humilde y ambicioso,
qué meta inalcanzable,
qué hermoso oficio
para dejarse en él la vida entera.

mercoledì 11 febbraio 2015

alla coda dei treni taciturni

Viaggio

Di notte si inventano
corsieri di sogni.

Il corpo e l'anima
si ormeggiano facilmente
alla coda dei treni taciturni.

Carmen Yáñez
Passaggio di luna fredda
traduzione di Roberto Bovaia
Guanda 1998

martedì 10 febbraio 2015

La porta che si chiude

La porta che si chiude 

Tu lo vedi, sorella: io sono stanca, 
stanca, logora, scossa, 
come il pilastro d'un cancello angusto 
al limitare d'un immenso cortile; 
come un vecchio pilastro 
che per tutta la vita 
sia stato diga all'irruente fuga 
d'una folla rinchiusa. 
Oh, le parole prigioniere 
che battono battono 
furiosamente 
alla porta dell'anima 
e la porta dell'anima 
che a palmo a palmo 
spietatamente 
si chiude! 
Ed ogni giorno il varco si stringe 
ed ogni giorno l'assalto è più duro. 
E l'ultimo giorno 
– io lo so – 
l'ultimo giorno 
quando un'unica lama di luce 
pioverà dall'estremo spiraglio 
dentro la tenebra, 
allora sarà l'onda mostruosa, 
l'urto tremendo, 
l'urlo mortale 
delle parole non nate 
verso l'ultimo sogno di sole. 
E poi, 
dietro la porta per sempre chiusa, 
sarà la notte intera, 
la frescura, 
il silenzio. 
E poi, 
con le labbra serrate, 
con gli occhi aperti 
sull'arcano cielo dell'ombra, 
sarà 
– tu lo sai – 
la pace. 

Milano, 10 febbraio 1931 

Antonia Pozzi
Parole
Garzanti 1989

lunedì 9 febbraio 2015

Nessuno può riparare le sue sillabe

Parole minori
 
La parola s'inganna sulla carta
come s'inganna nei miraggi l'oasi
e più che libere folgorazioni
ci raccomanda un canto prigioniero

può essere senz'altro un artificio
talismano proposto dalle lingue
o l'allerta con un filo di voce
come punto di fuga o di chiusura

la parola interrompe / non vegeta
converte la memoria in un tatuaggio
come avvoltoio sorvola lo spazio
e s'infila in preghiere e bestemmie

come chiusa virtuale dei silenzi
o valletto della natura
o salvacondotto del malinteso
è un misto di tanti sì e no

se si scheggia o si spezza la parola
nessuno può riparare le sue sillabe /
con la parola rimaniamo muti
dato che tutto ci resta da dire 


Mario Benedetti
Inventario - Poesie 1948-2000
da La vita una parentesi 1998 
a cura di Martha L. Canfield 
Casa Editrice Le Lettere 2009




Palabras menores
 
La palabra se engaña en el papel 
como el oasis en los espejismos 
y en vez de los relámpagos del libre 
nos encomienda una canción cautiva 
 
puede ser asimismo un artificio 
talismán aportado por las lenguas 
o el alerta con un hilo de voz 
como punto de fuga o de clausura 
 
la palabra interrumpe / no vegeta 
convierte la memoria en un tatuaje 
sobrevuela el espacio como un buitre 
y se mete en plegarias y blasfemias 
 
como cierre virtual de los silencios 
lazarillo de la naturaleza 
salvoconducto del malentendido 
es un cruce de síes y de noes 
 
si se astilla o se quiebra la palabra 
nadie es capaz de reparar sus sílabas / 
con la palabra nos quedamos mudos 
porque todo nos queda por decir 

da La vida ese paréntesis
1998

domenica 8 febbraio 2015

Nell’aria più leggera del presente

Le pietre
Sento cadere le pietre che abbiamo gettato,
Cristalline negli anni. Nella valle
Volano le azioni confuse dall’attimo
Gridando da cima a cima degli alberi, tacciono
Nell’aria più leggera del presente, planano
Come rondini da cima
A cima dei monti finché
Raggiungono l’altopiano più remoto
Lungo la frontiera con l’aldilà.
Là cadono
Le nostre azioni cristalline
Su nessun fondo,
Tranne noi stessi.

Tomas Tranströmer 
traduzione di Franco Buffoni inclusa in
Songs of Spring
Quaderno di traduzioni
Marcos y Marcos 1999