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Sfoglia i tuoi ricordi
cuci per loro una coperta di stoffa.
Scosta le tende e cambia l’aria.
Sii per loro cordiale, leggero.
Questi ricordi sono tuoi.
Pensaci mentre nuoti
nel mare dei Sargassi della memoria
e l’erba marina crescendo ti cuce la bocca.
Questi ricordi sono tuoi,
non li dimenticherai fino alla fine.
Adam Zagajewski
traduzione di Paola Malavasi
Poesia Anno XVII, Maggio 2004, N. 183, Crocetti Editore
... esorto a scrivere chiunque ne senta la vocazione. Solo, voglio che chi decide di farlo sappia che vedersi pubblicare un libro è meno emozionante di quanto si pensi. Scrivere, invece, sì che lo è. La scrittura ha moltissimo da offrire e da insegnare ed è piena di sorprese. Quella cosa che all'inizio dovevate costringervi a fare - l'atto stesso di scrivere - alla fine si rivela la parte migliore. È come credere che la cerimonia del tè serva per ingerire un po' di teina e scoprire invece che è la cerimonia del tè ciò di cui avete davvero bisogno. Scrivere è già una ricompensa di per sé.
Anne Lamott
Scrivere
Lezioni di scrittura creativa
De Agostini 2011
La poesia
Tanto d'amore viene
e sostiene. Niente che resti
non amato.
Mariangela Gualtieri
Le giovani parole
Einaudi 2015
ll vuoto e le forme
L’inseguimento, la lotta
sull'orlo invisibile,
le immagini afferrate, già credute
nostre, ed in un istante
ridivenute nebbia,
il deluso ritorno –
di cacciatore a cui toccò soltanto
uno stormir di frasche e il breve lampo grigio
della lepre che a balzi si salva tra i cespugli;
di pescatore la cui lunga attesa
finì in un guizzo ironico di carpa,
quella beffa d’argento sull'amo appena sfiorato…
Come siamo sconfitti!
Come ci cadono di mano le inutili armi!
La pietra resta pietra, il foglio una frusciante
assenza, la tastiera
ostinato silenzio.
Il vuoto si difende.
Non vuole che una forma lo torturi.
Margherita Guidacci
Il vuoto e le forme
1977
in Le poesie
a cura di Mauro Del Serra
Casa Editrice Le Lettere 1999
Preghiera tra la notte e il giorno
All'ora incerta in cui la muta dei fantasmi
fa ressa alle finestre, e in gran subbuglio
per un’esitazione tra ombra e giorno
minaccia bisbigliando la chiarezza,
un uomo prega: gli è distesa accanto
la splendida guerriera inerme e nuda;
poco distante giace il loro erede,
tenendo stretto come stelo il tempo.
«Una preghiera dentro la paura, ardua a esaudire,
specie senza soccorso dall'esterno; una preghiera
detta dentro il crollo delle città,
la fine della guerra, i morti in folla:
perché la dolce aurora, la tenace,
la luce quando giunge sui crinali, se allontana
la lieve luna, così anche la mia favola cancelli,
e veli del suo fuoco anche il mio nome».
Philippe Jaccottet
Il barbagianni. L’ignorante
traduzione di Fabio Pusterla
Einaudi 1992
***
Prière entre la nuit et le jour
A l’heure vague où les fantômes en grand nombre
se pressent contre les fenêtres, ameutés
par une hésitation entre le jour et l’ombre
et menaçant de leurs murmures la clarté,
un homme prie: à ses côtés est étendue
la très belle guerrière désarmée et nue ;
non loin repose l’héritier de leurs batailles,
il tient le Temps serré dans sa main comme paille.
«Une prière dite dans la crainte, difficile
à exaucer, surtout sans le secours du dehors;
une prière dans l’ébranlement des villes,
dans la fin de la guerre, dans l’afflux des morts:
pour que l’aurore, avec sa tendresse tenace,
pour que l’entrée de la lumière au ras des monts,
comme elle éloigne la lune légère, efface
ma propre fable, et de son feu voile mon nom».
Philippe Jaccottet
Poésies 1946-1967
Gallimard 1971
(...) Soprattutto era un'estranea: una straniera, come Kafka. Se voleva scrivere, se cercava di diventare completamente straniera per trovare una patria, - doveva affondare la penna in questa mancanza, in questo lato nudo, misero, spoglio, che giaceva là in fondo, sotto i suoi splendori apparenti e le sue ricchezze da pappagallo. Non era mai esistita una creatura che conoscesse una così ricca mancanza. Portava con sé reti prensili, mobili, onniavvolgenti: le quali coglievano migliaia di impressioni e di sensazioni, e di sottoimpressioni e di sottosensazioni, sempre più impalpabili e molecolari. Esse non restavano mai isolate: perché le reti le stringevano e le fondevano tra loro, formando delle "perle agglutinate", dei "grappoli affascinanti", delle "ghirlande".
Questa, non altra, era la felicità: perle, grappoli, ghirlande, che, non si sa come, avevano tutti qualcosa di liquido, come se fossero condensazioni della sostanziale liquidità della vita. Oppure la felicità era "un certo splendore nello sguardo", diceva echeggiando forse senza saperlo Tolstoj, quando parlava di Natasa Rostov e di Anna Karenina.
La felicità è quando, nelle profondità degli occhi, si aprono "delle caverne illuminate", che splendono perfino nei tristi vagoni della metropolitana; e la letteratura è "una caverna illuminata" da una luce che viene contemporaneamente dal di fuori e dal di dentro. Come dice un passo bellissimo della Signora Dalloway, la Woolf aveva appreso l'arte più ardua.
Teneva l'esperienza, tutta la propria esperienza, anche quella più desolata e terribile, nelle proprie mani: la possedeva; e la "volgeva, con una lenta rotazione, verso la luce".
Pietro CitatiI fantasmi di Virginia WoolfRepubblica 20 gennaio 1999
Se il muro fosse di pietra e non d’aria,
se attraverso il muro non si toccassero gli alberi,
se le alte sbarre d’ombra che ti rigano l’anima
fossero l’ombra di vere sbarre a cui potersi aggrappare,
se ricordassi lo scatto d’una porta che si chiude
alle tue spalle e il tintinnìo delle chiavi
alla cintura del carceriere che si allontana:
quale sollievo ne avresti nell'orrore!
Perché ciò che si chiude può tornare ad aprirsi,
la rocca più imponente può essere distrutta.
Ma dove sei non è porta, e nessuna porta s’aprirà.
E non è muro: nessun muro sarà abbattuto.
Le sbarre d’ombra sono le vere sbarre,
non saranno divelte. Tu confini con l’aria,
tocchi gli alberi, cogli i fiori, sei libera,
e sei tu stessa la tua prigione che cammina.
Margherita Guidacci
Neurosuite
1970
in Le poesie
a cura di Mauro Del Serra
Casa Editrice Le Lettere 1999