domenica 7 giugno 2015

Vorrei scrivere come Čechov

Un cagnolino guaisce, scodinzola.
Una vecchia, che cara, ci va.
Le balla, in mano un sacchetto di rete.
                             Io, non sono Čechov.

Velimir Chlebnikov
47 poesie facili e una difficile
a cura di Paolo Nori
Quodlibet 2009

sabato 6 giugno 2015

Notte, piena di costellazioni

Notte, piena di costellazioni,
Di che destino, di che notizie
Splendi tanto libro,
Di libertà o di gioco?
In che modo devo leggere la sorte
A mezzanotte, dentro il grande cielo?

Velimir Chlebnikov
47 poesie facili e una difficile
a cura di Paolo Nori
Quodlibet 2009

venerdì 5 giugno 2015

E il vento è buio

E il vento è buio,
E il pioppo è terra,
E il mare chiacchiera,
E tu, lontano.

Velimir Chlebnikov
47 poesie facili e una difficile
a cura di Paolo Nori
Quodlibet 2009


giovedì 4 giugno 2015

e vidi un campo d'olivi su un enorme tappeto di papaveri

Non sono sicura se fosse ancora Puglia o già Lucania quando guardai fuori dal finestrino e vidi un campo d'olivi su un enorme tappeto di papaveri (...)

Ingeborg Bachmann
Kritische Schriften 
Piper 2005
citato in 

Camilla Miglio
La terra del morso
L'Italia ctonia di Ingeborg Bachmann
Quodlibet 2012

mercoledì 3 giugno 2015

Faccio il mercante persiano, il venditore d’acqua e di fumo, di fumate di zolfo e decotti ipnotici, di lampade magiche e incantesimi

Quando Goffredo Parise giunse a Roma nell'aprile del 1960, a trent'anni, scrisse una bellissima lettera a Giovanni Comisso. «Freneticamente vivo ciò che avevo voglia di vivere e che Milano mi aveva soffocato, ossia la mia fantasia… Mi intano in questa Roma di papi e di topi, mi imbuco nelle baracche e nelle strade, guardo le nuvole che passano sopra alle cupole di questa città di Aladino, rapide e gonfie quasi di sangue, con un leggero ma costante fruscio come di marina. Vivo intensamente ancora i giovani anni che mi restano, nel modo che mi è più congeniale, nell'estro e nel disordine dell’avidità, nel sogno e nell'avventura. Faccio il mercante persiano, il venditore d’acqua e di fumo, di fumate di zolfo e decotti ipnotici, di lampade magiche e incantesimi». Era veloce: supremamente veloce nelle sensazioni, nei sentimenti e nei pensieri: veloce nello slanciare il corpo e l’intelletto in ogni possibile avventura, già annoiato dal successo che lo aveva raggiunto troppo presto e sazio persino del proprio talento di artista.
Aveva conosciuto qualche tempo prima Carlo Emilio Gadda; e fu affascinato da lui come da nessun altro essere umano. Lo ammirava: la sua ammirazione si scioglieva in una sorta di rapida liquidità dell’animo, in una ineffabilità senza precetti. Lo rappresentò in una bellissima prosa, L’ingegnere. «L’ingegnere si fermò sulla porta, interdetto. Iniziò qualche passo verso l’esterno, al passo, senza avanzare, come a preparare l’avvio di un moto a venire: ma subito il pensiero rallentò il ritmo di una tale propulsione e i piedi nelle scarpe si ritrovarono fermi sullo zerbino, più fermi di prima. Sgranò gli occhi chiari e pensosi, come a dire: “E adesso?” Di là, e ancora di là, oltre la grande aiuola deserta, da attraversare per giungere a casa, di là stava l’improbabile, l’esterno: che non aveva voglia di incontrare; con cui non intendeva discutere».


incipit della recensione di Pietro Citati 
all'epistolario di Goffredo Parise e Carlo Emilio Gadda sul Corriere della Sera del 31 maggio 2015
Se mi vede Cecchi, sono fritto
corrispondenza e scritti 1962-1973
Adelphi 2015

martedì 2 giugno 2015

la verità è che dell'anima non si può scrivere direttamente. Se la guardi svanisce

Credo che stabilirò una nuova regola per questo diario - ogni giorno comincerò una pagina nuova - come faccio abitualmente per la letteratura seria. Ho certamente abbastanza posto nel quaderno di quest'anno per poter sprecare un po' di carta. Quanto all'anima, perché ho detto che l'avrei messa da parte? Non ricordo. E la verità è che dell'anima non si può scrivere direttamente. Se la guardi svanisce: ma se guardi il soffitto, o Grizzle o gli animali meno nobili dello zoo esposti ai passanti a Regent Park, ecco che l'anima compare. È comparsa questo pomeriggio. Questo lo scriverò, mi son detta contemplando il bisonte, rispondendo distrattamente a L.; ma cosa volevo scrivere?

Sabato 27 febbraio 1926

Virginia Woolf
Diari. 1925-1930
a cura di Bianca Tarozzi
BUR 2012

lunedì 1 giugno 2015

ora sto scrivendo più rapidamente e liberamente di quanto non mi sia mai accaduto in vita mia

Sono scossa come una vecchio bandiera per via del romanzo. Si tratta di To the Lighthouse. Penso che valga la pena di dire a mio proprio vantaggio che finalmente finalmente, dopo la battaglia di Jacob's Room, dopo il tormento - un tormento continuo eccetto la fine - di Mrs Dalloway, ora sto scrivendo più rapidamente e liberamente di quanto non mi sia mai accaduto in vita mia; molto di più - venti volte di più - che per qualsiasi altro romanzo. Questa è la prova che sono sulla strada giusta, credo; e quale che sia il frutto maturato della mia anima, esso deve essere raggiunto per questa strada. È buffo ma ora invento delle teorie secondo le quali la fertilità e la facilità sono l'essenziale: mentre un tempo mi dichiaravo a favore di uno sforzo di concisione, di nitore. In ogni caso vado avanti così per tutta la mattina; e faccio una fatica del diavolo a non spronare il cervello per tutto il pomeriggio. Vivo completamente immersa in questo libro e quando risalgo piuttosto faticosamente alla superficie sono spesse incapace di trovare qualcosa da dire mentre passeggio intorno allo Square; non è una buona cosa lo so. Forse però può essere un buon segno per il libro. Naturalmente conosco benissimo tutto questo: è stato così per tutti i miei romanzi. Ora riesco a far affiorare ogni cosa alla superficie; e "ogni cosa" significa una folla e un peso e una confusione in testa.

Martedì 23 febbraio 1926


Virginia Woolf
Diari. 1925-1930
a cura di Bianca Tarozzi
BUR 2012