sabato 1 giugno 2013

Scrivere, tenere una penna in mano

L'amico Foster pronunciò alla morte dell' amata Virginia l'elogio più semplice e toccante: non c' è scrittore al mondo, disse, che più di Virginia Woolf abbia amato scrivere. Scrivere, tenere una penna in mano, stare appollaiata nello scantinato di Tavistock Square, o nella capanna in fondo al giardino di Rodmell, toccare e ritoccare una frase, ritornare ogni giorno al diario... queste le piccole voluttà della succulenta dieta quotidiana di Virginia, la cui vita è un calendario perfettamente ritmato di ore diverse, ognuna assegnata a una differente scrittura: il romanzo, il diario, la lettera, il saggio, la recensione, la biografia, la parodia - calendario interrotto, dieta condita dalle passeggiate soprattutto pomeridiane per la città di Londra... Perché a una cert'ora, tra il tè e la cena, specie d'inverno, le prende una smania che il cuor volge al desio dell'aperto, e Virginia Woolf abbandona la posa accovacciata dello scrittore e veleggia in strada con l'andamento ondeggiante della flâneuse. In quell'ora crepuscolare in cui l' anima melanconica piega alla nostalgia di chissà quale impossibile ritorno, l'écrivain metamorfosa in flâneur e s'avventura all' aperto - capace, dichiara, per un quaderno, per una matita di attraversare tutta Londra. Sì Virginia Woolf cammina per scrivere, per scrivere si espone all' avventura della città, si immerge nelle sue onde, si abbandona al suo moto, si butta, insomma, nell'"affollata danza della vita moderna".

Nadia Fusini
incipit dell'articolo apparso su Repubblica del 7 agosto 1998

venerdì 31 maggio 2013

Non ho manoscritti, né taccuini, né archivi

Non ho manoscritti, né taccuini, né archivi. Non ho nemmeno una calligrafia perché non scrivo mai. Sono l'unico, in Russia, che lavora a voce, mentre intorno una canea di farabutti scrive. E sarei uno scrittore, io? Andate al diavolo, imbecilli!*
In compenso ho un sacco di matite, di tanti colori e tutte rubate. Si tengono appuntite con una lametta Gillette.
La lametta Gillette, con il bordo lievemente obliquo e dentellato, mi è sempre parsa uno dei manufatti più nobili dell'industria siderurgica. Una buona lametta Gillette è tagliente come erba palustre, si flette in mano ma non si rompe; ha qualcosa del biglietto da visita di un marziano, o della letterina di un diavolo garbato, con quel foro nel mezzo. La lametta Gillette è prodotta da una società estinta, che ha per azionisti branchi di lupi americani e svedesi.

Osip Mandel'štam 
Quarta prosa in 

Il rumore del tempo
e altri scritti
a cura di Daniela Rizzi
Adelphi 2012


* Citazione dal Matrimonio di Gogol

giovedì 30 maggio 2013

Con il gelo e con le stelle

Se non ci fossi tu, rabbia della letteratura, con quale cibo potrei mangiare il sale della terra? Tu dai sapore a quel pane insipido che è il comprendere, tu allegra coscienza del torto, tu sale dei congiurati, tramandato con un perfido inchino un decennio dopo l'altro nella saliera sfaccettata, con tanto di salvietta!*

È per questo che mi dà tanto piacere smorzare l'ardore della letteratura con il gelo e con le stelle acuminate. Manda un crepitio come fosse neve? La gelida strada nekrasoviana le mette allegria?** Se è autentica letteratura sì.

Osip Mandel'štam 
Il rumore del tempo
e altri scritti
a cura di Daniela Rizzi
Adelphi 2012


* Qui si allude al rituale di ospitalità, diffuso nella tradizione russa, che consisteva nell'accogliere gli ospiti importanti offrendo pane (simbolo di ricchezza e prosperità) e sale (protezione contro le avversità). Li si porgeva appoggiandoli su un tovagliolo dispiegato.
** Riferimento alla poesia di Nekrasov «Edu li noc'ju po ulice tëmnoj...» («Se avanzo di notte per la via oscura...», 1847), testo emblematico del filone letterario di ispirazione patetica e umanitaria.

mercoledì 29 maggio 2013

Storia della solitudine

Si smorzano le voci degli uccelli.
la luna si mette in posa per la foto.
Luccicano le umide guance delle vie.
Il vento porta il profumo di campi verdi.
Lontano, in alto, un piccolo aeroplano
gioca come un delfino.

Adam Zagajewski
Dalla vita degli oggetti
Poesie 1983-2005
a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

martedì 28 maggio 2013

L'attimo

Un attimo di chiarezza dura così poco.
L'oscurità resta più a lungo. Vi sono
più oceani che terraferma. Più
ombra che forma.

Adam Zagajewski
Dalla vita degli oggetti
Poesie 1983-2005
a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

lunedì 27 maggio 2013

Scrivere è camminare senza conoscere il prossimo passo

Nel 1953 scrissi un articolo per The Nation per difendere il mio lavoro come scrittore di fantascienza, anche se questa etichetta si applicava solo a circa un terzo della mia produzione annuale. 
Poche settimane dopo, sul finire di maggio, ricevetti una lettera dall'Italia. Sul retro della busta, c'erano scritte, a zampa di gallina, queste parole:

B. Berenson
I Tatti, Settignano
Firenze, Italia 
Mi rivolsi a mia moglie e le dissi: "Mio Dio, non verrà mica dal Berenson, il grande storico dell'arte?"
"Aprila" mi disse mia moglie.
Lo feci, e lessi
Caro Mr. Bradbury ,negli 89 anni della mia vita, questa è la prima lettera che scrivo come ammiratore. È per dirle che ho appena letto il suo articolo su The Nation, "Day After Tomorrow". È la prima volta che incontro l'affermazione, da parte di un artista di non importa che settore, che per lavorare in modo creativo bisogna metterci la carne, e divertirsi come in un gioco, o in un'avventura affascinante. Che differenza con i lavoratori dell'industria pesante che sono diventati gli scrittori professionisti! Se passa da Firenze, venga a cercarmi. Sinceramente suo, B. BERENSON
Così a trentatre anni, il mio modo di vedere, scrivere e vivere fu approvato da un uomo che divenne per me un secondo padre.
Avevo bisogno di questa approvazione. Abbiamo tutti bisogno di qualcuno più grande, più saggio, più vecchio che ci dica che non siamo pazzi, dopo tutto, e che quello che stiamo facendo è giusto. Molto giusto, diavolo, ottimo!
Ma è facile dubitare di se stessi, perché dai un'occhiata all'insieme di nozioni possedute dagli altri scrittori, dagli altri intellettuali e ti fanno arrossire per la colpa. Scrivere dovrebbe essere difficile, tormentoso, un esercizio spaventoso, un'occupazione terribile.
Ma, vedi, le mie storie mi hanno guidato attraverso la mia vita. Loro gridano, io le seguo. Loro corrono e mi mordono la gamba, io rispondo scrivendo tutto quello che succede durante il morso. Quando finisco, l'idea mi lascia andare e se ne va.
Questo è il tipo di vita che ho avuto. Ubriaco e con la responsabilità di una bicicletta, com'era scritto in un rapporto della polizia irlandese. Ubriaco di vita, significa, e senza conoscere il prossimo passo. Ma sulla strada prima dell'alba. E il viaggio. Per metà terrificante, per metà esilarante.

Ray Bradbury
Ubriaco e con la responsabilità di una bicicletta in
Lo zen nell'arte della scrittura
Libera il genio creativo che è in te
traduzione di Paolo Nori e Salim Catrina
DeriveApprodi 2000


domenica 26 maggio 2013

Scrivere è attraversare la terra di nessuno


Entrambi i protagonisti del Leviatano sono scrittori: Peter riflette sulle difficoltà che sembrano rendergli la lingua inaccessibile: «mi sento separato dai miei stessi pensieri, intrappolato in una terra di nessuno tra il sentimento e la sua espressione», dice. Mentre per Sachs la scrittura è priva di sofferenza, le parole scorrono sulla pagina alla stessa velocità con cui le avrebbe pronunciate. A quale dei due scrittori lei si sente più vicino?
Sono più vicino a Peter, scrivere mi prende molto tempo, ho ritmi assai rallentati, e non so spiegarmelo. Lavoro paragrafo dopo paragrafo, scrivo e poi riscrivo e poi butto via tutto e ci torno di nuovo su. È doloroso, ma fa parte del mio lavoro: credere nel bene del libro piuttosto che nella bellezza di una frase o di una pagina, ecco penso che questo abbia a che fare con l’onestà nei confronti della propria opera.

Paul Auster
La lingua è un debole strumento
Frammenti dall’intervista - del settembre 1996 - a proposito del suo romanzo Leviatano nel volume di Francesca Borrelli
Biografi del possibile
Bollati Boringhieri 2005