giovedì 11 gennaio 2018

Il vento dell'inverno

C’è una meta
Per il vento dell’inverno:
il rumore del mare


Ikenishi Gonsui
in
Haiku
Il fiore della poesia giapponese
da Bashō all'Ottocento
a cura di Elena Dal Pra
Mondadori 1998

mercoledì 10 gennaio 2018

Ramoscelli brinati sul vetro del cielo

Neve

Mi sono svegliato
e riluceva la mia stanza
del bianco
santuario.

Azzurro era il giorno.
La betulla fuori,
ramoscelli brinati sul
vetro del cielo.

La pernice soltanto
poteva calcare
la bianca
pura neve!




Olav H. Hauge 

La terra azzurra
traduzione e cura di Fulvio Ferrari
Introduzione di Idar Stegane
Crocetti Editore 2008

martedì 9 gennaio 2018

Ma cosa sono le mie parole

Ora canta di nuovo il mio fiume interiore,
e un limpido vento spira da fresche terre notturne,
in cui vette azzurre di sogno si rispecchiano
in altri mari.

Ma cosa sono le mie parole?
Un bosco piegato dalla tempesta
verso il nord,
barriere di montagne
contro il devastante
fuoco del giorno

Olav H. Hauge
La terra azzurra
traduzione di Fulvio Ferrari
Crocetti editore 2008

lunedì 8 gennaio 2018

Una penna Parker, molta carta: così arrivano le poesie

Nella penna Parker

Nella penna Parker ci sono molti versi, tutto un chilometro,
e nel calamaio ce ne sono ancora di più,
decine di chilometri. La carta
arriva con la posta, bollette, réclame, moduli
da compilare.
Guardo con serenità al futuro.

Olav H. Hauge
La terra azzurra
traduzione di Fulvio Ferrari
Crocetti editore 2008

domenica 7 gennaio 2018

le pietre dormono sotto la neve con sogni verdi nel cuore

Giornata d’inverno

Cosa vuole questa luce strana?
Il giorno è sotto stelle bianche.
E i sogni germogliano sotto la luna.

La montagna ha parole racchiuse dentro di sé
ma il petto è rigido e la barba gelata.
Il fiume risponde con brevi riflessi, si apre per un attimo breve,
e i pini offrono un po’ di resina.
Il regalo scuote la neve
e il cavallo freme con il muso coperto di brina.
La legna spreme fuori una crosta di grasso gelato,
e il ghiaccio divora il taglio della scure.

Ma ora la vetta manda in mille pezzi il disco del sole, torce
il suo sguardo furtivo verso un mondo lontano.
Gli alti abeti candele sulle creste dei monti si spengono,
e gli alberi si acquietano nel bosco per la notte.
Il fiume sospira nella gola, condensa in ghiaccio la nostalgia di mare,
e le pietre dormono sotto la neve con sogni verdi nel cuore.

Olav H. Hauge
La terra azzurra
traduzione di Fulvio Ferrari
Crocetti editore 2008

sabato 6 gennaio 2018

per l’eternità di un pomeriggio

Nelle città straniere  


                                            A Zbigniew Herbert 


Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta, 
la fredda felicità di un nuovo sguardo. 
Gli intonaci gialli delle case, sui quali il sole 
si arrampica come un agile ragno, esistono 
ma non per me. Non per me furono costruiti 
il municipio, il porto, il tribunale, la prigione. 
Il mare scorre per la città con una marea 
salata e allaga le verande e le cantine. 
Al mercato i prismi delle mele, piramidi 
che svettano per l’eternità di un pomeriggio. 
E pure la sofferenza non è poi così 
mia: il matto locale farfuglia 
in una lingua straniera, e la disperazione 
di una ragazza sola in un caffè è come 
il frammento di una tela in un cupo museo. 
Le grandi bandiere degli alberi si agitano 
al vento così come nei luoghi 
a noi noti, e lo stesso piombo fu cucito 
negli orli di lenzuola, di sogni, 
dell’immaginazione folle e senza casa

Adam Zagajewski

Dalla vita degli oggetti
poesie 1983-2005 
a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

venerdì 5 gennaio 2018

Il sogno è come un viaggio

Aspettavo che il treno partisse senza riuscire a svegliarmi, negli occhi avevo fisse le figure dei due pope ortodossi e la donna del treno vestita come si
usava negli anni Venti. Mi guardava pensando di non essere vista perché la veletta le copriva il viso perfetto. Dopo minuti lenti e il sonno della mente che mi teneva imprigionata, il treno partì e io sentii ancora il rumore della locomotiva e lo sbuffo di vapore coprì la nostra uscita dalla stazione. I sedili del nostro scompartimento erano comodi divanetti di velluto cremisi e legno scuro.
Dal finestrino vedevo scorrere le case di ringhiera addobbate con i panni stesi. Non dormivo e non ero davvero sveglia. Se ero scesa dal treno perché invece
stavo ancora viaggiando? Come avrei fatto in tutti i viaggi successivi per tornare da te, quello era il primo viaggio ma ancora non lo sapevo, cercai di cogliere nel
buio delle finestre, i segni della ripresa mattutina della vita. Ma la luce primaverile era netta e nessuno aveva acceso i lampadari, impedendomi così di assistere agli spettacoli involontari che la vita quotidiana inscenava, senza averle ingaggiate, con le persone che erano vive o credevano di esserlo.

incipit del terzo capitolo del mio nuovo romanzo.

Elena Petrassi
In giornate identiche a nuvole
Atì editore 2017