martedì 7 ottobre 2014

Scrivi! Solo questo devi fare

Sul blog di poesia della Rai curato da Luigia Sorrentino è uscita la mia recensione al libro di Sandra Petrignani "Marguerite" dedicato a Marguerite Duras.


Forse tutti gli scrittori hanno in comune soprattutto una memoria esorbitante e feroce che li costringe a ritornare sulle storie, gli avvenimenti, le immaginazioni per raccontarle ancora e ancora, cesellando, molando, raffinando.
Forse un’altra caratteristica degli scrittori è di “non essere mai guariti dall’infanzia”.
La memoria implacabile e l’infanzia inguaribile sono state due peculiarità di Marguerite Duras, una scrittrice capace di trasformare la vita vissuta e la vita ricordata in materia incandescente della creazione e a scrivere così alcuni tra i romanzi più intriganti e poetici del Novecento. Chissà se le sarà mai venuto in mente che un giorno, oltre a essere soggetto di monumentali biografie, sarebbe state la protagonista di un romanzo bellissimo che narra la sue molteplici vite.
Autrice di “Marguerite” uscito la scorsa primavera per Neri Pozza, in occasione del centenario della nascita della Duras, è Sandra Petrignani una delle migliori scrittrici italiane contemporanee che già avevo amato moltissimo nei suoi libri precedenti come “La scrittrice abita qui”, “Care presenze” e “Addio a Roma”.
Questo nuovo romanzo nasce sulla scia di una passione cresciuta nel corso degli anni e credo anche dalla curiosità di cogliere il segreto della Duras scrittrice, intenzione che dichiara utilizzando come epigrafe del libro una citazione di Philip Roth: “Quando ammiri uno scrittore, t’incuriosisci. Cerchi di carpire il suo segreto. Gli indizi per risolvere l’enigma che rappresenta”.
È Duras stessa che all’inizio di questo libro pensa: “Si sente uno scroscio d’acqua, cade una foglia con un rumore lieve. La luce cambia in continuazione. Ora una nuvola ha gettato un’ombra nella stanza. Nei libri invece si procede per successione, come se le cose accadessero in sequenza, ordinatamente e non insieme; mentre dentro e fuori le persone le cose si affastellano, i pensieri si mescolano. Io voglio scrivere così: non voglio più raccontare una storia, ma il suo segreto.”
Sandra Petrignani ci guida così nel segreto e nella vita di Duras seguendone le due direttrici principali, le due vocazioni: l’amore e la scrittura. Una donna innamorata della scrittura e innamorata dell’amore, sempre alla ricerca dell’eccitazione dell’innamoramento e che scriveva meglio soprattutto se amava.
La piccola Marguerite/Nené ebbe un’infanzia selvaggia in Indocina, figlia di due insegnanti emigrati nelle colonie, Marie e Henri, alla ricerca di ricchezza e stima sociale. Hanoi, il Mekong, le piantagioni di riso, le strade sterrate, i contadini, una diga sul Pacifico sono tra le figure che popoleranno i futuri libri. Anche la storia d’amore con il ricco e giovane cinese, sarebbe stata immortalata nel romanzo “L’amante” che consegnò la Duras alla fama presso il grande pubblico e alla ricchezza, ma la privò della sua invisibilità perché tutti iniziarono a fermarla per strada. Nené vive giovane per l’eternità in questa narrazione, così come anche il suo amante, ormai anziano, le dice al telefono dopo la pubblicazione della loro storia. Lei si stupì di quella telefonata perché dopo avere scritto, ogni volta, temeva sempre di essersi immaginata ogni cosa. L’infanzia indocinese è irriducibilmente altra, l’Indocina resterà il sogno infranto della Francia, Ma Duras continuava a vivere in quel sogno la sua infanzia libera. La tensione tra immaginazione, inconscio e memoria e sempre fortissima in Duras. Non diede ascolto, all’inizio della sua carriera letteraria, a chi le suggeriva di entrare in analisi, conobbe Lacan che dedicò uno dei suoi scritti a Lol V. Stein, lesse Freud ma restò folgorata solo da Jung, e quando decise di andare da un analista lo avrebbe fatto in segreto.
“C’è un “essere-pilota” dentro di noi che lavora costantemente all’integrazione dell’esperienza attraverso il racconto della nostra esistenza. Non si tratta di prendere coscienza, ma di integrare, interpretare, modificare i fatti della vita”, scrive Petrignani ricordando che è in una zona d’ombra interna che questo “essere-pilota” agisce e pesca le sue storie.
La bambina selvaggia diventerà una giovane donna borghese bellissima e inconsapevole al suo ritorno in Francia e poi una combattente della Resistenza, una militante comunista espulsa dal PCF, una scrittrice adorata dai critici, una moglie infedele, una madre ansiosa, un’amante appassionata, una regista d’avanguardia, una rivoluzionaria del maggio ‘68: Nené aveva lasciato il passo a Margot. Se queste molteplici vesti si sovrappongono nel corso di tutta la vita, oltre alla scrittrice, due sono i ruoli che non l’abbandonano mai: l’amica, e tra le sue amicizie famose vanno ricordati almeno l’attrice Jeanne Moreau e lo scrittore Elio Vittorini, ma più ancora la figlia che mai ha sentito su di sé lo sguardo amoroso della madre. Forse ogni libro scritto non è altro che una lunga lettera alla madre che non l’ammirava e che, anzi, si arrabbiava e vergognava di quei libri che riteneva offensivi per la famiglia. Non poteva capire le distorsioni letterarie alle loro vite che rendono le vite materia letteraria Marie Donnadieu. Non poteva capire che la scrittrice sarebbe stata la maschera unificante di una personalità complessa e incandescente.
Lo scrittore Raymond Quenau la esortava a scrivere comunque “Scriva! Solo questo deve fare”.
E scrivere è entrare nelle ombre e nelle tenebre dell’anima, perché, come ci ricorda Petrignani “Non si possono conoscere le tenebre partendo dal giorno”.
Duras conobbe le tenebre della malattia e dell’alcolismo che la portò diverse volte in punto di morte. “A volte l’acqua si dimentica di gelare. Le hanno raccontato di questo fenomeno naturale, l’acqua non gela sempre a zero gradi. Se è perfettamente immobile, se è molto pulita, la temperatura deve scendere sotto lo zero, prima che geli. Come acqua che ha dimenticato di gelare, Marguerite si è dimenticata di soffrire, si è dimenticata di morire. Era stata respinta in fondo all’abisso, a contorcersi inascoltata, a urlare senza far rumore. Non aveva detto tante volte che proprio questo si fa quando si scrive? Si urla senza produrre suono”. L’eco di queste urla attraversa tutta l’opera di Duras che, a differenza della maggior parte degli scrittori, poté vedere incarnati a teatro e al cinema i suoi personaggi. Il buio del cinema, come evoca in un passaggio poetico Petrignani, è come lo spazio bianco tra le parole. Duras fu maestra nell’uso di quel bianco e di quel nero perché le sua scrittura e il suo sguardo hanno ritagliato, cesellato la parola necessaria, l’immagine indispensabile facendo sì che i due colori opposti diventassero una cornice e non il centro della sua espressività.
Chi scrive vive tutti i tempi allo stesso tempo, vive tutte le vite che non vivrà mai nella realtà. Ma cosa è mai la realtà se non un riflesso in un vetro che la scrittura coglie e ordina?
I frammenti vengono ricomposti, ma dietro il vetro il caos e la passione, i segreti e i misteri restano intatti, intoccati.
Questo romanzo magico di Sandra Petrignani ci porta in dono una vita straordinaria che è romanzo e biografia e aggiunge un prezioso tassello al mosaico della sua scrittura che si specchia e si intreccia con quella di Duras, perché anche lei ha una sua voce unica e inconfondibile che in questo romanzo ho ritrovato
Se anche delle nostre vite non “resta che il ricordo di una solitudine vista in sogno” possiamo continuare a credere nella forza della letteratura e dei libri non solo per salvare noi stessi e il mondo dall’oblio, ma per continuare il dialogo silenzioso con i lettori vicini e lontani e con gli scrittori che ci hanno preceduto.
La mia copia di “Marguerite” è un libro tradizionale di carta, non riesco a leggere gli eBook e neanche ho voglia di provarci ancora, è pieno di appunti e sottolineature, di rimandi, di spunti e di indicazioni. Ora è nella libreria dei miei libri preferiti, quelli che voglio rileggere in futuro, ma non l’ho messo di costa ma girato, per poter guardare la bellissima foto in copertina dove Duras giovanissima non guarda il fotografo, già assorta in quel mondo dove sostavano i suoi libri futuri in attesa di essere scritti.


lunedì 6 ottobre 2014

Eri nella tempesta, eri nel fuoco

Le grandi tempeste
le hai tutte alle spalle.
Non domandavi un tempo
perché esistevi,
da dove venivi o dove stessi andando.
Eri soltanto nella tempesta
eri nel fuoco.
Ma si può anche vivere
nella vita di ogni giorno
il grigio calmo giorno
piantare patate,rastrellare foglie
e raccogliere rametti,
ci sono tante cose a cui pensare al momento,
a tutto non basta la vita di un uomo.
Dopo il lavoro puoi arrostire il maiale
e leggere poesie cinesi.
Il vecchio Laerte tagliava i rovi
e rincalzava il fico
e lasciava gli eroi combattere a Troia.

Olav H. Hauge
La terra azzurra
a cura di Fulvio Ferrari

Crocetti Editore, 2008

domenica 5 ottobre 2014

Dice il verbo dell’ora, il senso nervoso del vento d'ottobre

Specialmente se il vento d’ottobre

Specialmente se il vento d’ottobre
Con dita gelate punisce i miei capelli,
Artigliato dal sole cammino sulle fiamme
E getto un granchio d’ombra sulla terra,
In riva al mare, udendo il chiasso degli uccelli
E la tosse del corvo sugli stecchi invernali,
Il cuore indaffarato che trema se lei parla,
Sparge sangue sillabico, drena le sue parole.
Rinchiuso dentro una torre di parole,
Traccio sull’orizzonte che cammina con gli alberi
Verbali forme di donne e le file
Dei bimbi nel parco che hanno gesti di stella.
Fatemi farvene alcune con vocali di faggi,
Alcune con voce di quercia, fino dirvi note
Dalle radici di molte spinose contee.
Fatemi farvene alcune con discorsi dell’acqua.
Dietro un vaso di felci la pendola oscilla
Mi dice il verbo dell’ora, il senso nervoso
Sfreccia sul disco astato, declama il mattino,
E annuncia tempo ventoso nel gallo banderuola.
Fatemi farvene alcune coi segni del prato.
L’erba che mi segnala tutto ciò che conosco
Col verminoso inverno spunta attraverso l’occhio.
Fatemi dirvi qualcosa dei peccati del corvo.
Specialmente se il vento d’ottobre
(Fatemi farvene alcune con sortilegi autunnali,
Lingua di ragno e colle chiassoso del Galles)
Con pugni di rape punisce la terra,
Fatemi farvene alcune con parole senz’anima.
Svuotato è il cuore che, compitando nello zampettio
Dell’alchemico sangue, avvertiva l’avvento della furia.
In riva mare udite uccelli dalle scure vocali.

Dylan Thomas
traduzione di Ariodante Marianni)

ESPECIALLY WHEN THE OCTOBER WIND
Especially when the October wind
With frosty fingers punishes my hair,
Caught by the crabbing sun I walk on fire
And cast a shadow crab upon the land,
By the sea’s side, hearing the noise of birds,
Hearing thè raven cough in winter sticks,
My busy heart who shudders as the talks
Sheds the syllabic blood and drains her words.
Shut, too, in a tower of words, I mark
On the horizon walking like the trees
The wordy shapes of women, and the rows
Of the star-gestured children in the park.
Some let me make you of the vowelled beeches,
Some of the oaken voices, from the roots
Of many a thorny shire tell you notes,
Some let me make you of the water’s speeches.
Behind a pot of ferns the wagging clock
Tells me the hour’s word, the neural meaning
Flies on the shafted disk, declaims the morning
And tells the windy weather in the cock.
Some let me make you of the meadow’s signs;
The signal grass that tells me all I know
Breaks with the wormy winter through the eye.
Some let me tell you of the raven’s sins.
Especially when the October wind
(Some let me make you of autumnal spells,
The spider-tongued, and the loud hill of Wales)
With fists of turnips punishes the land,
Some let me make you of the heartless words.
The heart is drained that, spelling in the scurry
Of chemic blood, warned of the coming fury.
By the sea’s side hear the dark-vowelled birds.


sabato 4 ottobre 2014

Nell'incendio del mio stesso sangue

Ho ritrovato il vero senso delle metafore dei poeti. 
Mi sveglio ogni notte nell'incendio del mio stesso sangue.

Marguerite Yourcenar

Fuochi
traduzione di Maria Luisa Spaziani
Bompiani 1984

venerdì 3 ottobre 2014

Il misterioso sistema stellare del mio amore

Ode titubante

Mi preparo da tanto per dirti
il misterioso sistema stellare del mio amore;
in una sola immagine forse o solo l’essenziale.
Ma sei brulicante e trabocchi in me come il mio essere,
e a volte così sicura, così eterna,
come nella pietra la chiocciola pietrificata.
Sopra la mia testa scorre la notte striata dalla luna
e frusciando caccia i piccoli sogni fugaci.
E non so ancora dirti
cosa significa per me, quando lavoro,
sentire il tuo sguardo protettivo sulla mia mano.
Non c’è paragone che valga. Mi viene in mente, ma lo butto via.
L’indomani comincio tutto da capo,
perché io valgo quanto la parola
nei miei versi, e questo mi agita
finché non restano di me che le ossa e qualche ciuffo di capelli.
Sei stanca, e anch’io sento che il giorno è stato lungo,
cos’altro posso dire? gli oggetti sul tavolo
ti guardano incantati, ti ammira mezza zolletta
di zucchero, e una goccia di miele cade e brilla
sulla tovaglia come una pallina d’oro,
il bicchiere dell’acqua vuoto suona da solo.
È felice perché vive con te. E forse avrò ancora tempo
per dirti com’è l’attesa di te.
Il buio cadente del sonno ogni tanto ti sfiora,
vola via, poi torna sulla tua fronte,
gli occhi assonnati mi mandano ancora un cenno di saluto,
i tuoi capelli si sciolgono, si spandono in fiamme
e ti addormenti. L’ombra delle lunghe ciglia batte.
La tua mano cade sul mio cuscino, ramo di betulla
            che addormenta,

ma anch’io dormo in te, non sei un altro mondo.
E sento fin qui mutare le tante
linee sottili e misteriose
nel tuo fresco palmo.

Miklós Radnóti
Mi capirebbero le scimmie
Poesie (1928-1944)
a cura di Edith Bruck

Donzelli 2009

giovedì 2 ottobre 2014

Di terra umida o legna appena tagliata

Una buona poesia deve odorare di tè


Ho tre poesie,
disse.
Pensa, contare le poesie.
Emily le gettava
in un baule, io
non credo proprio che le contasse,
apriva solo un pacchetto di tè
e ne scriveva una nuova.
Era giusto. Una buona poesia
deve odorare di tè.
O di terra umida e legna appena tagliata.


Olav H. Hauge
La terra azzurra
traduzione di Fulvio Ferrari
Crocetti editore 2008

mercoledì 1 ottobre 2014

E mentre indugia tiepida la rosa

Si ripiegano i bianchi abiti estivi 
e tu discendi sulla meridiana, 
dolce Ottobre, e sui nidi. 

Trema l'ultimo canto nelle altane 
dove il sole era l'ombra ed ombra il sole, 
tra gli affanni sopiti. 

E mentre indugia tiepida la rosa 
l'amara bocca già stilla il sapore 
dei sorridenti addii. 


1945 

Cristina Campo
La tigre assenza
da Passo d'addio
Adelphi 1991