mercoledì 29 luglio 2026

Ti amavo con devozione prima di non smettere di amarti

Dove abitavano

Dovunque quel giorno andasse, 
camminava nel suo passato. Scalciava ta cataste
di ricordi. Guardava attraverso finestre
che più non gli appartenevano .

Lavoro, e povertà, e fregature e soldi scarsi.
A quei tempi a sostenerli erano state le loro volontà,
decise a essere invincibili.
Niente sarebbe riuscito a fermarli. Neanche
alla lunga distanza.

                                 Nella camera del motel
quella notte, alle prime luci del nuovo giorno,
aprì una tendina. Vide le nuvole
addensantesi davanti alla luna. Si accostò
al vetro. Entrò aria fredda
e gli posò la mano sul cuore.
Ti amavo, pensò.
Ti amavo con devozione
prima di non smettere di amarti.

Raymond Carver

Blu oltremare

Tullio Pironti Editore 1994



Where they'd lived

Everywhere he went that day he walked
in his own past. Kicked through piles
of memories. Looked through windows
that no longer belonged to him.
Work and poverty and short change.
In those days they'd lived by their wills,
determined to be invincible.
Nothing could stop them. Not
for the longest while.

In the motel room
that night, in the early morning hours,
he opened a curtain. Saw clouds
banked against the moon. He leaned
closer to the glass. Cold air passed
through and put its hand over his heart.
I loved you, he thought.
Loved you well.
Before loving you no longer.


domenica 26 luglio 2026

Parole sul frontone d’un tempio vuoto

Il resto manca


Mancavano pagine

il marmo dell’epigrafe

era scheggiato

due sole parole

cetera desunt

il resto mancante

mancanti la testa e i piedi

e tutto il resto mancante

che testa e piedi divide

cetera desuntcetera desunt

parole sul frontone d’un tempio vuoto

vorticanti col vento come per dirci

solo noi ci siamo

tutto il resto manca

era questo che non sapevate.


Bartolo Cattafi

L’aria secca del fuoco

Mondadori 1972

venerdì 24 luglio 2026

Indifferenza a tutto tranne alle tele. La capacità di lavorare come un treno. Una volontà di ferro

COSA SERVE PER DIPINGERE

da una lettera di Renoir

LA TAVOLOZZA:

Biacca olandese Rosa robbia
Giallo cromo Blu cobalto
Giallo Napoli Blu oltremare
Giallo ocra Verde smeraldo
Terra d'ombra naturale Nero avorio
Rosso veneziano Terra di Siena naturale
Vermiglio francese Verde bluastro
Lacca di robbia Bianco piombo

DA NON DIMENTICARE:

Spatola
Raschietto
Essenza di trementina

PENNELLI?
Pennelli a punta di pelo di martora
Pennelli piatti di setola di maiale

Indifferenza a tutto tranne alle tele.
La capacità di lavorare come un treno.
Una volontà di ferro.


Raymond Carver

mercoledì 22 luglio 2026

Le parole conducono ai fatti

Le parole conducono ai fatti. Preparano l’anima, la rendono pronta e la commuovono fino alla tenerezza.

Santa Teresa di Avila


martedì 21 luglio 2026

La mia memoria funziona per immagini

 «Da bambino sarei voluto diventare un pittore. Cercavo di comprendere il mondo attraverso le immagini. Crescendo sentii che c'era una distanza troppo grande tra ciò che potevo e ciò che volevo fare. Ancora oggi però la mia memoria funziona per immagini»

Eduardo Galeano

tratto da un'intervista di Sebastiano Triulzi

Repubblica 29/01/2012

martedì 14 luglio 2026

Una riga si potrà salvare

Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse)


Dino Buzzati

Opere scelte

Meridiani Mondadori 1998

lunedì 29 giugno 2026

Questa è la poesia?

 Le domande

 

Al mare chiedo quel che

non so rispondermi: le onde

sono interi versi, singole

parole o solo sillabe?

Il mare dice mutando il

suo colore di cielo riflesso

nel colore del vino che

ancora dorme negli acini

maturi. Interrogo il colore

dunque: è azzurro il verso,

verde la parola e schiuma

bianca la sillaba infranta?

L’azzurro si ripiega su se

stesso e mostra frammenti

di luce sulle onde ed è

la luce a scolpire il moto

dunque il verso. Questa

è la poesia domando ancora?

Luce alta sull’acqua, colore

mutevole nell’occhio, una

voce che si tende e cade

ancora nello stesso luogo?

Il mare risponde, io depongo

la matita e giro il foglio.   

Elena Petrassi
Sillabario della Luce
Moretti&Vitali editore 2007

sabato 27 giugno 2026

La mia notte è più trasparente della luce

..."La mia notte è più trasparente della luce.

Mi incrino - terra

che trema per unire in sè

Interno ed esterno,

unificare profondità e mura..."


Adonis


venerdì 26 giugno 2026

Mi piacciono moltissimo i libri usati

Mi piacciono moltissimo i libri usati che si aprono alla pagina che l'ignoto proprietario precedente apriva più spesso.

Confessava nel '49 la scrittrice americana Helene Hanff al libraio inglese Frank Doel.





sabato 20 giugno 2026

Come attingere da sé la propria parola

Dalla Dickinson ho appreso una grande lezione: come attingere da sé la propria parola e che non c’è bisogno di vederla pubblicata perché esista.

Marisa Bulgheroni nell'intervista rilasciata ad Antonella Fiori 

sull'Unità di lunedì 11/11/1996

venerdì 2 gennaio 2026

Le mattine d'inverno



Quelle mattine

d’inverno

alle prime ore.

Le strade ancora bagnate,
l’aria fresca,
pulita,
l’odore di croissant nelle caffetterie,
la follia,
gli uccelli…

Come se la vita ti dicesse:
eccomi qua,
provaci ancora.

Karmelo C. Iribarren
Trad. Milton Fernández

giovedì 1 gennaio 2026

È inverno, anno nuovo. Nessuno ti conosce

 L'anno nuovo

 

È inverno, anno nuovo.

Nessuno ti conosce.

Via dalle stelle, dalla pioggia della luce,

giaci sotto il clima delle pietre.

Non c’è alcun filo che ti riconduca qui.

Gli amici s’assopiscono nel buio

del piacere e non possono ricordare.

Nessuno ti conosce.

Sei il vicino del nulla.

Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi,

il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città.

Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.

Non vedi il cuore ferito andare in fiamme,

i crani degli innocenti farsi fumo.

Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.

È finita. È inverno, anno nuovo.

I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso.

I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno

nulla da nascondere.

È finita e nessuno ti conosce.

Luce di stella alla deriva su acqua nera.

Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto.

C’è una riva e la gente aspetta.

E niente ritorna.

Perché è finita.

Perché c’è silenzio invece di un nome.

Perché è inverno, anno nuovo.

 

Mark Strand

L'inizio di una sedia

a cura di Damiano Abeni

Donzelli editore 1999

 

 

The New Year

 

It is winter and the new year.

Nobody knows you.

Away from the stars, from the rain of light,

you lie under the weather of stones.

There is no thread to lead you back.

Your friends doze in the dark

of pleasure and cannot remember.

Nobody knows you. You are the neighbor of nothing.

You do not see the rain falling and the man walking away,

the soiled wind blowing its ashes across the city.

You do not see the sun dragging the moon like an echo.

You do not see the bruised heart go up in flames,

the skulls of the innocent turn into smoke.

You do not see the scars of plenty, the eyes without light.

It is over. It is winter and the new year.

The meek are hauling their skins into heaven.

The hopeless are suffereing the cold with those who have nothing to hide.

It is over and nobody knows you.

There is starlight drifting on the black water.

There are stones in the sea no one has seen.

There is a shore and people are waiting.

And nothing comes back.

Because it is over.

Because there is silence instead of a name.

Because it is winter and the new year.

mercoledì 31 dicembre 2025

Essere un seme d'inverno



Il seme è nel terreno. 

Ora possiamo riposare e sperare 

mentre le tenebre sono all’opera.


Wendell Berry
Perché l'amore tocchi terra
Lindau 2022

lunedì 21 luglio 2025

Scrivere è come essere nel deserto del Gobi

Com'è scrivere un romanzo?

L'inizio: Una cavalcata nel bosco a primavera.

La parte centrale: Il deserto del Gobi.

La fine: Una notte d'amore,

Ora sono nel deserto del Gobi


Edith Wharton

dal diario del 1934 mentre scriveva Bucanieri


giovedì 27 febbraio 2025

Mattina di febbraio


Dinnanzi al foglio bianco, è un po’ che aspetto
le parole. Che però non arrivano.
Non ottengo che, docili, si posino
sul quaderno e che dicano quel che ora
tento di dire: che questa mattina
il sole di febbraio gioca sopra
i tetti del quartiere, che in un cielo
così azzurro ci sono solo due
o tre nuvole bianche,
che suona mezzogiorno all'orologio
della parrocchia e allegro
un passero si posa all'improvviso
sulla ringhiera del balcone:
batte
le ali, saltella, col becco si liscia
le piume, guarda, inquieto,
di qua, di là, e, d’un tratto,
gaio riprende il volo nella luce del giorno.

Eloy Sánchez Rosillo
Las cosas como fueron
Traduzione di Francesco Dalessandro
Tusquets, 2004

martedì 18 febbraio 2025

Mi concedo il tempo di ascoltare i lupi

Ieri abbiamo costeggiato un fiume e, anche se eravamo sempre a nord, c'erano luci che non avevo mai visto. Non che prima non esistessero, ma ero io che non le guardavo. Di solito in questa stagione sono a caccia, seguo piste, ho gli occhi fissi sui sentieri e sulle orme degli animali, è possibile che mi sia imbattuto in spettacoli del genere senza notarli e penso che devo essermi perso un'immensità di cose. Eppure mi concedo il tempo di ascoltare i lupi e contemplare il blu della notte, e quando non sono troppo in alto conto i riflessi incandescenti delle lucciole come fossero altrettanti astri preziosi e ridicoli. È per quei momenti che vivo qui, solo che il mondo è troppo grande perché si possa vedere tutto. È anche la sua bellezza. Se conoscessi tutto non avrei più sorprese, non avrei l'impressione che la luce dia al fiume riflessi arcobaleno, è una luce che sembra un gioco di prestigio. La vedi? Chiedo ad Aru, e lui dice di . 

Sandrine Collette

Eravamo Lupi 

traduzione di Marina Perseli

edizioni e/o 2024



martedì 31 dicembre 2024

forse son queste cose la poesia

 IL SUD

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
– forse son queste cose la poesia.

Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
Adelphi, 2010
(Traduzione di Tommaso Scarano)

domenica 26 maggio 2024

Lascia passare il vento tra le righe

Il vento cala di intensità, la foresta si quieta. È stata solo una buriana passeggera. Ma è bastata a pulire la mente. 

Comincio a mettere in bella gli appunti di questa storia. Scrivo velocemente. È da qualche anno che sento di dover fare in fretta. La rapidità con cui si stratificano le mie agende annuali mi obbliga a fare i conti col tempo che mi resta e a lavorare più sodo. Scrivere - l'ho imparato - è anche un trucco per vivere più intensamente, vuotare il sacco e abbassare il livello dell'ansia.

"Lascia passare il vento tra le righe" raccomanda la giovane siriana di nome Europa nel mio libro sul mito fondativo del Continente. Stavolta il vento tuona, sconvolge la parola, fa tremare le righe. Mi obbliga ad aggrapparmi a frasi solide e brevi.

Comincio a vedere più chiaro. A trovare appigli fermi nella tempesta degli eventi e a collegare tra loro fatti trascurati dalle cronache.


Paolo Rumiz

Verranno di notte

Lo spettro della barbarie in Europa

Feltrinelli maggio 2024

(pag. 142)



mercoledì 22 maggio 2024

Pioggia di maggio nella Città degli Specchi

Una giornata di maggio piovosa e buia, mentre fuori piove finisco di rileggere l'autobiografia di Janet Frame, ne copio dei passi relativi al periodo in cui andò a vivere in campagna nel Suffolk.

"Adesso pensavo di vivere la vera vita di una scrittrice, i miei due libri di racconti erano stati pubblicati e Giardini profumati per i ciechi lo sarebbe stato a breve; inoltre nel periodo trascorso a Grove Hill Road avevo avvertito un impercettibile spostamento della mia vita verso un mondo letterario in cui disponevo davanti a me tutto ciò che vedevo e sentivo, la gente che incontravo sull’autobus, per strada, nelle stazioni ferroviarie, e nel posto dove abitavo, mentre io sceglievo, fra i tesori sparsi, frammenti e momenti che si combinassero per formare il disegno di un romanzo, di una poesia o di un racconto. Niente era inutile. Avevo imparato a essere una cittadina della Città degli Specchi. L’unico motivo per continuare questa autobiografia è che, per quanto abbia usato, inventato, mescolato, rimodellato, cambiato, aggiunto, sottratto da tutte le mie esperienze, non ho mai scritto direttamente della mia vita e dei miei sentimenti. Senza dubbio mi sono mescolata ad altri personaggi che sono a loro volta il prodotto del noto e dell’ignoto, del reale e dell’immaginario; ho creato “esseri”, ma non ho mai scritto del mio essere. Perché? Perché se compio il pericoloso viaggio verso la Città degli Specchi dove tutto quello che ho conosciuto, visto o sognato è immerso nella luce di un altro mondo, a che serve tornare solo con uno specchio pieno di me? O, in verità, di altri che esistono benissimo nella comune luce del giorno? Il sé deve essere il contenitore dei tesori della Città degli Specchi, l’Inviato, per così dire, e quando viene il momento di catalogare quei tesori per dare loro una forma di parole, deve essere il sé a lavorare, a portare il peso, a scegliere, a sistemare e lucidare. E quando il lavoro è concluso e ci si deve rassegnare al non essere, il sé può prendersi una vacanza, anche soltanto per reintrecciare il paniere usato, in attesa della prossima visita alla Città degli Specchi. Sono questi i processi della narrativa. “Mettere giù tutto così come accade” non è narrativa: deve esserci il viaggio, fatto da soli, il cambiamento della luce concentrata sul materiale, la disponibilità dello stesso autore a vivere in quella luce, in quella città di riflessi governata da leggi, materiali e moneta diversi. Scrivere un romanzo non è soltanto andare a fare acquisti oltre frontiera in una terra irreale: sono ore e anni passati nelle fabbriche, nelle strade, nelle cattedrali dell’immaginazione per apprendere il funzionamento speciale della Città degli Specchi, i suoi cieli e il suo spazio, il suo sistema planetario, senza fermarsi a pensare che ci si potrebbe ritrovare senza casa al mondo, falliti, abbandonati dall’Inviato".


Janet Frame

Un angelo alla mia tavola

traduzione di Lidia Conetti Zazo

Neri Pozza Editore 2010

martedì 21 maggio 2024

Adesso, guardando più chiaramente attraverso questo e quell’altro mondo e le sue stagioni, vengo anch’io guardata più chiaramente.

 (Quando l’autunno è passato e le foglie sono cadute dagli alberi e solo gli scuri sempreverdi conservano la loro chioma che è al tempo stesso riparo e ostacolo al passaggio della luce, ci accorgiamo di non essere mai stati soli nella foresta. Emergono le forme delle case, la gente che vive la propria vita quotidiana; c’è una nuova prospettiva delle distanze, la scoperta di orizzonti che non si sarebbero mai potuti scorgere in primavera e in estate, ma solo immaginare durante l’autunno. Guarda quegli alti camini che si alzano da fuochi che non sapevamo fossero mai stati accesi, eppure ardono, alimentati in segreto! Guarda i sentieri appena rivelati! Adesso, guardando più chiaramente attraverso questo e quell’altro mondo e le sue stagioni, vengo anch’io guardata più chiaramente. L’ambiente che mi circonda ha perso il suo travestimento; io stessa ho perso il mio. C’è persino la possibilità di nidi, nuovi o abbandonati, sul mio albero!)

Janet Frame

Un angelo alla mia tavola

traduzione di Lidia Conetti Zazo

Neri Pozza Editore 2010